Il latitante che vediamo ogni sera

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La specialità di Sebastian Ghita è autodenunciarsi. Ma lui è il più ricercato latitante del paese e poco importa quante altre colpe possa avere. Si cercano invece i suoi “complici”, senza dubitare tanto della veridicità delle sue rivelazioni. Come se la sua sincerità fosse cosa naturale. Sebastian Ghita cerca di difendersi deleggittimando i capi delle istituzioni che cercano di inchiodarlo e affermando che sono suoi vecchi “amici”. Non bisogna dimenticare che Ghita è sparito proprio dopo un incontro con i vertici dei servizi segreti. Che oggi sono incapaci di trovarlo. Intanto le sue rivelazioni incoraggiano i politici accusati di corruzione a parlare di semplici vendette politiche. Purtroppo il nuovo governo non sembra troppo deciso a continuare la lotta contro la corruzione che ha cambiato il volto della Romania negli ultimi anni. Sta preparando invece una legge per amnistiare proprio i reati come la corruzione. Lo scopo non è soltanto permettere a Liviu Dragnea, presidente del partito che ha stravinto le elezioni, di diventare premier, ma anche di rendere in un certo senso i politici meno vulnerabili di fronte ai giudici. Una condanna per corruzione non varrà più come prima e non metterà più un punto a certe carriere politiche. Il grande problema dei socialdemocratici, la cui popolarità sembra essere intramontabile, è che per molti restano un “partito di corrotti”. Se anche Victor Ponta sarà condannato, la credibilità del partito subirà ancora una volta un colpo da non trascurare. In questo senso Sebastian Ghita difende non soltanto se stesso, ma anche il suo ex partito, oggi al potere. Probabilmente per il nuovo ministro dell’Interno non è una priorità cercarlo e neanche per il premier Grindeanu farla finita con quei messaggi televisivi, che nessun latitante avrebbe il diritto di rivolgere così facilmente al pubblico. Tutto questo dimostra che la legge che oggi i socialdemocratici vogliono cambiare resta vitale per il futuro della nostra democrazia.

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