Badea Cartan, il contadino autodidatta che raggiunse Roma a piedi – celebrato a Sinaia nella Giornata dell’Unione

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Fra tutte le località della Romania in cui si organizzano eventi per la Giornata dell’Unione, una si distingue in modo particolare. Si tratta di Sinaia, la famosa stazione di Valea Prahovei, dov’è diventata una tradizione celebrare la nascita di Badea Cartan, il contadino romeno autodidatta che viaggiò a piedi fino in Italia, a Roma, per vedere di persona la Colonna Traiana e altre testimonianze sull’origine latino del popolo romeno.

Ogni anno, il 24 gennaio, a Sinaia insieme alla Giornata dell’Unione, si celebra anche la nascita di Badea Cartan, e gli eventi sono organizzati grazie ad un partenariato con le autorità e gli abitanti di Cartisoara-Sibiu, il luogo di nascita dell’eroe nazionale. Di più, negli ultimi 15 anni, ogni anno i delegati ufficiali delle due località hanno realizzato visite reciproche, ricostituendo tramite questi spostamenti simbolici il passaggio dei confini dei Principati Storici, del tempo e della storia, come lo fece in passato Badea Cartan. Sepolto, secondo la propria volontà, a Sinaia, a 62 anni, il contadino autodidatta di Cartisoara è ricordato ogni anno il 24 gennaio, e il rituale della deposizione di corone di fiori alla sua memoria è diventato una tradizione nel contesto in cui le autorità di Sinaia invitano ufficialmente gli abitanti di Cartisoara a celebrare insieme l’evento sulla tomba di Badea Cartan.

Gheorghe Cartan – conosciuto anche con il nome di Badea Cartan – è nato il 24 gennaio 1849 nella località di Cartisoara, contea Sibiu, e deceduto il 7 agosto 1911, sepolto a Sinaia secondo la sua volontà. È stato il secondo dei sette figli di Nicolae e Ludovica Cartan, ed è noto per aver lottato a favore dell’indipendenza dei romeni in Transilvania, distribuendo libri trasportati clandestinamente. È diventato famoso dopo il viaggio a piedi intrapreso fino a Roma per vedere di persona la Colonna Traiana e altre testimonianze sull’origine latina del popolo romeno. Il suo viaggio è degno di essere segnalato nei libri di storia, anche perché imparò le lettere dell’alfabeto da solo. Più precisamente, non era mai andato a scuola e imparò a leggere da solo negli anni di gioventù. Nel 1860 partì per la prima volta con le pecore, insieme ai membri della sua famiglia. Nel 1864, a 14 anni, mentre era con le pecore in montagna, passò illegalmente per la prima volta la frontiera tra l’Impero austro-ungarico e la Romania, solo per vedere il paese in cui credeva che i suoi fratelli romeni vivessero liberi.

Secondo una leggenda che circola a Cartisoara, la traversata avvenne insieme a suo padre e al gregge di pecore sulle creste delle montagne, quando Gheorghe Cartan chiese al padre cosa ci fosse al di là delle alte cime delle montagne. La risposta ricevuta, che c’erano altri romeni, sconvolse il bambino che disse: “Chi ha mai visto un confine nel bel mezzo di un paese? Ma noi cosa siamo? Non siamo romeni? Qui non è sempre la Romania?” E cercando da solo le risposte a queste domande, Gheorghe Cartan cominciò a lottare per l’unione di tutti i romeni e per risvegliare la coscienza nazionale. Nel 1877 consegnò la gregge all’esercito romeno arruolandosi come volontario nella Guerra di Indipendenza, ma non fu mandato sul fronte poiché la guerra si concluse prima che finisse il suo addestramento. Congedato, un anno più tardi si mise in viaggio per la Transilvania, col desiderio di tornare a casa. Dato che si trovava sotto inchiesta, per non aver compiuto il servizio militare, si offrì volontario, anche se la sua età superava quella normale per il reclutamento, per congedarsi tre anni dopo. Nel maggio del 1894 partì per Cluj, per assistere al processo dei “memorandisti”, motivo per cui fu arrestato e picchiato dai gendarmi. Tre giorno dopo partì per Vienna per denunciare i fatti all’imperatore, e riuscì anche a farsi ricevere. Nel gennaio del 1895 si recò a Bucarest, per vedere la statua di Mihai Viteazul, che apprezzava come un grande eroe romeno. Arrivò a Bucarest nello stesso mese, dopo aver fatto l’intero viaggio a piedi. Ammirò la statua del voivoda romeno e senza un posto dove andare, dormì tra la neve mostrando il grande coraggio che lo avrebbe reso famoso in tutto il paese.

 

Un daco è sceso dalla Colonna!

Per visitare l’Italia, dove desiderava vedere la Colonna Traiana, che per lui rappresentava l’origine latina dei romeni, Badea Cartan stabilì la data di partenza l’1 gennaio 1896, preparandosi a percorrere tutto il cammino a piedi. Un mese prima, nel dicembre del 1895, aveva detto al professor V. A. Urechia del viaggio che intendeva fare, ricevendo da quest’ultimo appoggio morale, alcune lettere di raccomandazione e soldi per la partenza. Il 3 gennaio 1896 Cartan partì per la “madre Roma”, come gli piaceva dire. Oltre ai vestiti e al cibo, portò con sé un pugno di terra del suo giardino e chicchi di grano, per offrirli agli antenati romani in Italia. Per raggiungere Roma prese la strada per Timisoara, Szeged e il 17 gennaio arrivò a Budapest. L’1 febbraio 1896 arrivò a Vienna. Da qui raggiunse Salisburgo, poi Innsbruck, dove attraversò le Alpi arrivando a Genova. Dopo quarantatré giorni, e quattro paia di ciocie rotte, arrivò a Roma. Di fronte alla Colonna Traiana, Badea Cartan cosparse la terra romena e i chicchi di grano, come offerta. Poi, stanco per il viaggio, si adagiò ai piedi della Colonna, dove dormì fino all’indomani. Al risveglio si trovò circondato da una folla di curiosi. Uno di loro, notando il costume popolare romeno che indossava, esclamò sorpreso: “Un daco è sceso dalla Colonna – con capelli lunghi, con camicia e cappello, pantaloni tradizionali e ciocie”, tanto grande gli sembrò la somiglianza tra il pastore romeno e i daci dei bassorilievi. Così Badea Cartan diventò famoso in Italia e numerosi giornali scrissero di lui. La sua fotografia fu pubblicata, fu intervistato e invitato in circoli politici, culturali, giornalistici italiani, dove fu ricevuto con simpatia e amicizia. Presso la delegazione della Romania in Italia, conobbe lo scrittore Duiliu Zamfirescu che, in quel periodo, era ministro rappresentante della Romania. Durante le quattro settimane del suo soggiorno a Roma, Bade Cartan fu invitato ripetutamente da personalità italiane, considerato “un messaggero del popolo romeno”.

Da Roma, fu la volta di Venezia, per la quale partì il 3 marzo, passando da Trieste e puntando alla Romania. Raggiunse Cartisoara l’8 marzo 1896. Dieci giorni dopo partì per Bucarest, dove fu per tre giorni ospite del professore Urechia. Il 10 giugno 1896 era a casa, in Transilvania, quando fu arrestato dai gendarmi ungheresi che gli confiscarono la fotografia con la Colonna Traiana e altre fotografie ricevute in regalo in Italia, insieme ai suoi libri. Fu picchiato e spedito a Fagaras, in tribunale, dove una delle domande che gli furono rivolte fu “cosa cerca a Roma e in Romania?” Rilasciato due giorni dopo, i beni confiscate non gli furono più restituite. Nell’agosto del 1896 Badea Cartan partì di nuovo in viaggio, stavolta alla volta Parigi. Nel suo viaggio verso la capitale della Francia si fermò a Vienna per fare una denuncia all’imperatore dell’Impero austro-ungherese, parlandogli delle sue sofferenze. Da Vienna continuò il suo percorso attraverso Bologna, Firenze e Genova, poi attraverso Marsiglia, Avignon e Lyon, e da qui a Parigi, dove rimase qui dal 10 al 19 agosto 1896. Scriverò al giornale “Universul” di Bucarest che “i francesi mi hanno onorato moltissimo, come un fratello. Viva la famiglia di Roma e gli amici dei romeni”. Dalla Francia si mosse poi verso Belgio, per intraprendere poi un altro viaggio fino a Gerusalemme e poi, di nuovo a Roma. Nel settembre e ottobre del 1899, a Roma ebbe luogo il XII congresso di storia degli orientalisti, con 700 delegazioni di 40 paesi, tra cui anche la Romania, la cui delegazione era guidata da V. A. Urechia. A questo congresso comparve, di propria volontà, anche Badea Cartan. Il professor Angelo Gubernatis propose che fosse Badea Cartan a deporre la corona di alloro da parte dei membri del congresso presso la Colonna Traiana. Dell’evento i giornali italiani scrissero: “Una voce forte si sentiva gridare: viva madre Roma! Questo grido usciva dalla gola di George Cartan, arrivato a Roma, come si sa, nel suo abito tradizionale da pastore romeno”.

Badea Cartan cominciò a trasportare dalla Romania in Transilvania, allora provincia dell’Impero austro-ungarico, libri e altre pubblicazioni per gli allievi e gli studenti romeni dell’Ardeal. Passava il confine trasportando sulle spalle bisacce piene di libri, passando attraverso le montagne, perché molte pubblicazioni romene, soprattutto quelle di storia dei romeni, erano vietate nell’impero. Attraversava le montagne su sentieri nascosti, poco battuti, dove non avrebbe corso il rischio di essere arrestato dai gendarmi. A Bucarest, Badea Cartan aveva tre depositi di libri. In tutto trasportò illegalmente oltre 200.000 libri per bambini, contadini, insegnanti e preti, utilizzando più sentieri per attraversare illegalmente le Montagne Fagaras. Morì nel 1911, sette anni prima della grande Unione e fu sepolto a Sinaia. Sulla croce di pietra, sopra la tomba, c’è stato scritto: “Qui riposa Badea Cartan, sognando all’unificazione del suo popolo”.

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