L’8 dicembre, Giornata della Costituzione della Romania, a 25 anni dal referendum nazionale per l’adozione della Carta fondamentale

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Giovedì 8 dicembre, il Palazzo del Parlamento ha ospitato il simposio nazionale “Tradizioni, presente e prospettive del costituzionalismo romeno”, evento dedicato al compimento di 25 anni dall’adozione della Costituzione del 8 dicembre 1991, organizzato dalla Corte Costituzionale della Romania, insieme all’Accademia Romena – Istituto di Ricerche Giuridiche “Academician Andrei Radulescu” e al Centro di diritto Costituzionale e Istituzioni Pubbliche.

 

Il presidente Iohannis: La Carta Fondamentale del 1991 è stata un successo, occorre un dibattito per decidere la revisione della Costituzione

Presente alla manifestazione, il presidente Klaus Iohannis ha dichiarato che la Carta fondamentale del 1991 è stata un successo, sottolineando che occorre un dibattito per decidere la riforma della Costituzione.

“Consacrare i diritti fondamentali dei cittadini nella Costituzione, compresa la loro protezione pratica da parte delle istanze giuridiche e della Corte Costituzionale, hanno rappresentato le premesse per il consolidamento dei principi diplomatici occidentali a livello della società romena. Per tutti questi motivi possiamo dire che la Carta fondamentale adottata nel 1991 e rivista nel 2003 è stata un successo”, ha affermato Iohannis presso il simposio nazionale “Tradizioni, presente e prospettive del costituzionalismo romeno”, dedicato al compimento di 25 anni dall’adozione della Costituzione del 8 dicembre 1991, organizzato presso il Palazzo del Parlamento.

Egli ha sostenuto che un quarto di secolo è abbastanza per poter valutare l’impatto della Costituzione sulla società, sul sistema politico e istituzionale romeno e sui diritti e libertà dei cittadini.

“Questa valutazione dovrebbe essere fatta in modo obiettivo, con professionalità e distaccato dalle passioni politiche del momento o dagli interessi contestuali dei politici. È necessario un dibattito di sostanza a livello dell’intera società e uno sguardo rivolto al futuro per decidere una riforma della Carta fondamentale” ha sostenuto il presidente Iohannis.

A suo parere, dopo 1991, la Romania ha avuto un quadro costituzionale solido, che ha consentito un impegno per la democrazia, per lo stato di diritto, per la garanzia dei diritti e delle libertà fondamentali.

“La Costituzione non è solo una carta fondamentale, ma anche una dichiarazione di principi e una proiezione verso il futuro”, ha specificato il capo dello stato.

Quest’ultimo ha sottolineato che in democrazia la Costituzione è il “legame che unisce i cittadini attorno a un asse dei valori”.

“Essa è uno strumento per mantenere l’equilibrio tra le autorità dello stato, le autorità e i cittadini. Quindi può fornire certezza e portare pace sociale”, ritiene Iohannis.

Il capo dello stato ha aggiunto che la Carta fondamentale è stato un fattore importante di consolidamento della  democrazia e dello stato di diritto in Romania, ricordando l’adesione e UE e OTAN.

Iohannis ha sottolineato poi come dopo gli anni ’90  la Romania abbia percorso varie tappe e guadagnato valori e solidità democratica, come stato di diritto e nel rispetto della legge.

“Questi guadagni sono nostri, di tutti noi. E devono essere mantenuti e potenziati con ogni esercizio democratico, a prescindere da chi vinca le elezioni e detenga il potere ad un certo punto”, ha spiegato egli.

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Capisaldi della storia costituzionale della Romania dal 1866 fino al 2016

La Costituzione della Romania ha compiuto 25 anni. È passato un quarto di secolo dall’adozione, l’8 dicembre 1991, della settima legge fondamentale dello stato romeno degli ultimi 150 anni. In una top di longevità, si collocherebbe al secondo posto, dopo la visionaria Costituzione del 1866 di Carol I, che è rimasta in vigore per 57 anni, sopravvivendo al monarca di quasi un decennio.

Dopo dibattiti accesi, che sono andati avanti per un anno e mezzo, l’8 dicembre 1991 i romeni hanno votato con il 77,3% la prima e l’unica Costituzione post-comunista. Una Costituzione che ha continuato la forma repubblicana di governo, istituita dai comunisti alla fine del 1947, ma ha reinstaurato il pluripartitismo, le elezioni libere e ha posto le basi dello stato di diritto post-dicembrista.

Il voto decisivo sulla nuova Costituzione è stato dato il 21 novembre 1991, a Bucarest, anche se inizialmente è stato proposto avesse luogo ad Alba Iulia, la prima Capitale dello stato romeno unitario. Sul totale di 510 parlamentari, sono stati presenti 509 di cui 414 si sono pronunciati a favore e 95 contro.

FSN, PUNR e i rappresentanti delle minoranze, diverse da quella magiara, hanno votato a favore, con qualche eccezione. PNTCD e PNL si sono pronunciati contro, e UDMR ha votato contro. Il voto nominale è stato consacrato tramite firma.

La nuova Costituzione è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Romania, Parte I, n. 233, del 21 novembre 1991.

A quattro anni dall’adozione della Costituzione della Romania, il 13 novembre 1995, i deputati hanno adottato, durante la riunione della Camera dei Deputati, la proposta legislativa relativa alla proclamazione della Giornata della Costituzione della Romania, per la data dell’8 dicembre. La plenaria del Senato ha approvato il 5 dicembre 1995 l’iniziativa legislativa della Camera relativa alla proclamazione della Giornata della Costituzione della Romania (Legge n. 120/8 dicembre 1995).

“Questa Costituzione non è stata di semplice modifica, è una nuova Costituzione. Tutte le vecchie istituzioni dello stato sono state eliminate, sono state create istituzioni nuove, le istituzioni che ci sono adesso e che sono democratiche, esistono e funzionano in tutti in paesi dell’Europa”, dice l’ex presidente della Corte Costituzionale, Augustin Zegrean, citato da news.ro in un’analisi dedicata alla storia costituzionale della Romania.

Più scettico e meno entusiasta, il professore di diritto costituzionale Ioan Stanomir considera che il momento 8 dicembre 1991 è stato uno “ambiguo”.

“La Costituzione è stata adottata fondamentalmente tramite una pressione costante della maggioranza FSN scelta il 20 maggio (1990 – ndr) e questa pressione costante ha fatto si che non esistesse alcun compromesso e alcuna negoziazione con l’opposizione. Per quello, se guardate i giornali dell’epoca, noterete il fatto che l’opposizione allora è stata contro l’adozione della Costituzione del 1991. Questa Costituzione, per essere più chiari, è l’opera del Fronte di Salvezza Nazionale”, spiega Stanomir.

Ioan Stanomir, che dal 2008 ha condotto una commissione presidenziale per l’analisi del sistema politico e costituzionale, milita in favore di una revisione urgente in almeno due punti essenziali: la riforma del Parlamento nel senso di chiarire il tipo di bicameralismo e l’eliminazione dell’immunità dei senatori e deputati, ma anche per chiarire la relazione tra il presidente e il primo ministro. “Basta guardare alle coabitazioni che hanno avuto luogo in Romania (tra il presidente e il premier – ndr) per capire che queste coabitazioni sono connesse anche al modo inadeguato in cui l’attuale Costituzione ha regolato questo aspetto”, dice egli.

“Chi critica la Costituzione non credo l’abbia letta. Invece di leggerla e impararla, si preferisce criticarla e proporne fare un’altra. Certo, c’è questa tendenza a modificare la Costituzione sebbene abbia mostrato di funzionare e che lo stato funziona. Che le cose vanno male, questo è un altro problema, non è la colpa della Costituzione. Le istituzioni dello stato farebbero meglio ad adempiere i doveri che hanno e che la Costituzione prevede. E sono abbastanza. Ciascuna istituzione ha quante attribuzioni deve avere la rispettiva istituzione”, considera, da canto suo, Augustin Zegrean.

“Tentativi di revisione della Costituzione ci sono stati, ma nessuno è riuscito a parte quello del 2003, e si è trattato di una revisione tecnica per permettere l’adesione della Romania all’Unione Europea e all’OTAN. La commissione condotta da Stanomir, ad esempio, ha proposto Parlamento unicamerale, sospensione del presidente solo se accusato da alto tradimento e la possibilità che il presidente sciolga il Parlamento senza le condizioni imposte dall’attuale Costituzione. Il rapporto della commissione è rimasto tuttavia negli archivi di Palazzo Cotroceni senza materializzarsi in nessun tentativo di revisione.

A un passo dal modificare la legge fondamentale sono stati i liberali e i socialdemocratici, riuniti in USL. Nel 2013 e 2014, con una maggioranza di circa il 70% in Parlamento, PNL e PSD hanno elaborato un progetto di revisione tramite cui il primo ministro assumeva una serie di attribuzioni del presidente, il cui mandato era abbreviato a quattro anni, e il Parlamento diventava un foro supremo non solo di legiferazione ma anche di indagine penale degli eletti e dei ministri o di udienza di qualsiasi persona ad eccezione dei magistrati. Il progetto non è arrivato al punto di essere votato perché l’USL si è sciolto nell’inverno del 2014.

“Guardando all’esperienza dell’ultimo tentativo di revisione all’epoca del defunto USL, sotto il governo del defunto uomo politico Crin Antonescu, possiamo ritenerci soddisfatti che l’attuale Costituzione sia rimasta in vigore e non sia stata sostituita dallo schema proposto dagli specialisti USL”, ritiene Ioan Stanomir.

Ma dove i parlamentari non sono riusciti, potrebbe avere successo la Chiesa. Su raccomandazione dei preti spronati dagli alti prelati, oltre tre milioni di romeni hanno firmato un’iniziativa civile di revisione della Costituzione al fine di ridefinire la famiglia. Quindi, secondo l’iniziativa la famiglia dovrebbe fondarsi sul matrimonio tra un uomo e una donna, non sul matrimonio tra sposi come è attualmente.

“È un’opzione, un desiderio. La gente può avere sempre opzioni. Tuttavia non si può modificare qualsiasi cosa in questa Costituzione e ci sono dei limiti che non si possono superare. Questo problema, l’articolo 48 per il matrimonio, fa parte della categoria dei diritti fondamentali. Ora, nell’articolo 152 si dice che non si possono ridurre, non si possono annichilire i diritti fondamentali e le loro garanzie. Ma è necessario badare, nel caso in cui si faccia una modifica, a non violare l’articolo 152 perché sarebbe troppo infrangere la Costituzione cercando di modificarla”, attira l’attenzione l’ex presidente della Corte Costituzionale.

“Non credo che attualmente la priorità sia la definizione della famiglia come un’unione eterosessuale. Credo che sia più importante porre le basi trasparenti ed efficaci di governo, pensare in che misura il governo della legge sia effettivo e non solo desiderato, in che misura i cittadini sono uguali di fronte alla legge. Mi sembra che andare così lontano su questo tema significherebbe provocare dibattiti nella nostra società che possono avere effetti secondari perversi”, ritiene Ioan Stanomir.

Fino alla revisione, la Costituzione genera tuttavia controversie arbitrate dalla Corte Costituzionale.

Non solo le istituzioni dello stato, che molto volte non sanno quali sono i limiti dei propri poteri, appellano al giudizio della Corte, ma anche i semplici cittadini. Così è arrivata l’istituzione che veglia l’applicazione della legge fondamentale a dare oltre 30.000 decisioni di interpretazione della Costituzione negli ultimi anni. Alcuni casi sono stati addirittura esilaranti, ricorda Augustin Zegrean, presidente della Corte Costituzionale tra 2010 e 2016.

“Ci sono state molte situazioni che non avrei mai pensato sarebbero arrivate alla Corte Costituzionale. Ad esempio, l’Alta Corte ha obbligato il presidente della Romania a promuovere un signor colonnello al grado di generale. Ora, in Costituzione c’è scritto che solo il presidente conferisce i gradi di generale, ammiraglio e così via. Eppure un ufficiale giudiziario è arrivato alla porta di Cotroceni ad obbligare il presidente a fare generale quella persona. Ho considerato si trattasse di un conflitto tra istituzioni, tra Giustizia e Presidenza e il conflitto è stato risolto. L’Alta Corte è sostanzialmente andato oltre i suoi poteri, non poteva fare questo, e come se la Corte suprema avesse designato la persona che deve fare il governo. E pressoché la stessa cosa”, racconta Zegrean, secondo news.ro.

 

Per quanto riguarda il periodo di un secolo e mezzo, dall’adozione della prima Costituzione romena nel 1866 fino ad oggi, questo è stato segnato da discontinuità e traumi, come nota il professore Ioan Stanomir. “Per circa mezzo secolo, sotto comunismo, noi non abbiamo avuto costituzioni. Ciò che Gheorghiu Dej e Nicolae Ceausescu hanno confezionato erano strumenti di oppressione dei cittadini, strumenti della tirannia comunista. Di loro non dobbiamo neanche parlare. Quanto alle costituzioni prima del 1948, queste devono essere separate a loro volta. Ci sono costituzioni del liberalismo, 1866 e 1923, e c’è una Costituzione scritta in base dopo un colpo di stato, quello del 1938 e una Costituzione composta da un somma di leggi costituzionali, la Costituzione del regime dittatoriale del maresciallo Ion Antonescu”, nota Stanomir.

“La Costituzione del 1866 e quella del 1923 sono state realmente Costituzioni democratiche e rispondevano alle esigenze del momento. Erano Costituzioni ben scritte e rispondevano veramente a tutti i requisiti. Sono state ricevute molto bene all’epoca, non solo in Romania ma anche in Europa sono state molto apprezzate. Dopo, la Costituzione del 1938 ha infranto tutto, ha sciolto i partiti politici, ha distrutto tutto quello che era ben fatto in quelle precedenti. Poi sono arrivati i comunisti e hanno fatto delle costituzioni molto belle che non hanno mai rispettato. Certo, molto belle come scrittura, perché i diritti fondamentali non li hanno mai rispettati. Prima c’è stata quella con la Repubblica Popolare Romena, poi Repubblica Socialista Romena nel 1965. Tramite la Costituzione del 1948 praticamente sono stati vietati tutti i partiti politici. Che dire, se non c’era pluralismo politico, non c’e niente. Inoltre la proprietà è stata quasi eliminata. Ora, la democrazia senza la proprietà non esiste”, afferma, da canto suo, Augustin Zegrean.

Sette costituzioni, di cui quattro sotto regimi dittatoriali, e 16 revisioni in 150 anni. Una media di circa 20 anni per ciascuna Carta fondamentale. Questa sarebbe in cifre la storia costituzionale della Romania da 1866 fino a 2016.

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