Il PSD ha ottenuto una vittoria categorica nelle elezioni parlamentari di domenica

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Se gli exit poll davano il Partito Socialdemocratico come assoluto vincitore non ufficialmente delle elezioni parlamentari già durante la giornata di domenica, mentre si stava ancora votando, la chiusura delle urne ha confermato questa tendenza. I socialdemocratici di Liviu Dragnea vincono senza problemi in entrambe le camere, mentre ALDE e PMP entrano appena in Parlamento.

Secondo i risultati parziali, il PSD ha ottenuto in Senato il 45,25% dei voti espressi durante le elezioni parlamentari di domenica, a livello nazionale, e alla Camera dei Deputati – 45,09%, ha annunciato lunedì mattina il vicepresidente dell’Ufficio Elettorale centrale (BEC), Marian Muhulet.

Il PNL ha ottenuto al Senato – 20,32%, e alla Camera dei Deputati – 19,96%.

L’USR ha il 9,32% al Senato e il 9,26% alla Camera dei Deputati.

L’UDMR ha ottenuto il 6,22% al Senato e il 6,15% alla Camera dei Deputati

L’ALDE ha il 6,05% al Senato e il 5,62% alla Camera dei Deputati.

Il PMP ha ottenuto al Senato il 5,51% e il 5,22% alla Camera dei Deputati.

In questo modo, nella prima fase di distribuzione, il PSD ha già vinto il doppio di mandati parlamentari rispetto a tutti gli altri partiti messi insieme, 180, secondo i dati parziali. Al secondo posto il PNL, con 55 mandati, seguito dall’UDMR (19 mandati), USR (17 mandati), PMP e ALDE (4 mandati). Altri 185 mandati saranno accordati nella seconda fase di distribuzione, a livello nazionale.

Oltre 100.000 romeni hanno votato all’estero, la maggior parte per PNL e USR

La maggior parte dei 106,038 romeni della diaspora che ha espresso il proprio voto per le elezioni parlamentari di domenica, secondo i dati forniti dall’Ufficio Elettorale Centrale alla conclusione del processo di voto, ha optato per il PNL e l’USR, ed entrambe le formazioni politiche hanno ottenuto un risultato superiore al 25%, tanto alla Camera, quanto in Senato.

Secondo i risultato provvisori, il PSD ha ricevuto tra il 10 e il 10,5% dei voti della diaspora per il Senato e la Camera dei Deputati.

In Canada, hanno votato 1200 romeni, mentre negli USA hanno esercitato il proprio diritto di voto circa 2000 romeni.

I maggior numero di votanti è stato in Repubblica di Moldova, oltre 30.000.

Secondo i dati del BEC, nella Repubblica di Moldova hanno votato 30.005 romeni, in Italia – 14.337, in Spagna – 11.297, in Gran Bretagna e Irlanda del Nord – 9.231, in Germania – 5.935, i Francia – 3.626, in Belgio – 2.830, in Ungheria – 1.992, in Austria – 1.822, in Portogallo – 270.

Il nuovo Governo potrebbe ricevere il voto di fiducia in Parlamento due giorni prima di Natale

I nuovi parlamentari deporranno giuramento assai probabilmente lunedì prossimo, il 19 dicembre, giorno in cui termina il mandato degli attuali senatori e deputati, mentre le consultazioni presidenziali con i partiti, in vista della designazione del futuro primo ministro, potrebbero aver luogo prima, qualora saranno annunciati i risultati finali degli scrutini dell’11 dicembre, scrive News.ro.

In base al calendario post-elettorale stabilito dal Governo, in massimo 48 ore dalla chiusura delle urne, vale a dire fino al 13 dicembre, alle ore 24:00, i partiti potranno deporre presso l’Ufficio Elettorale Centrale (BEC) le richieste di annullamento delle elezioni. Il BEC dispone di massimo 3 giorni per rispondere a tali richieste, vale a dire fino al 15 dicembre.

Nel caso in cui, chi abbia contestato i risultati delle elezioni non sia soddisfatto della soluzione proposta dal BEC, potrà attaccare tale decisione presso l’Alta Corte di Cassazione e Giustizia (ICCJ) entro 24 ore. A sua volta, l’ICCJ ha a disposizione massimo tre giorni, fino al 18 dicembre, per risolvere del tutto il problema, tramite decisione definitiva.

Qualora i risultati finali siano pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale, cioè dopo la deliberazione della Corte Suprema, il nuovo Parlamento potrà essere convocato dal presidente Klaus Iohannis. In base alle stime fatte dai partiti, il nuovo legislativo sarà convocato il 19 dicembre, giorno in cui termina il mandato dell’attuale Parlamento.

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