Ana Maria Patru è in arresto preventivo per 30 giorni

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I magistrati del Tribunale di Prahova, mercoledì sera, hanno deciso l’arresto preventivo del presidente dell’Autorità Elettorale Permanente (AEP), Ana Maria Patru, per un periodo di 30 giorni.

La decisione non è definitiva.

Gli avvocati dell’ex capo AEO hanno dichiarato all’uscita dalla sede del tribunale che contesteranno la misura presa.

Martedì sera, Patru ha dato le dimissioni dalla guida dell’AEP dopo l’avvio dell’indagine penale da parte dei procuratori della Direzione Nazionale Anticorruzione (DNA) contro di lei, per tre accuse di traffico d0influenza e due di riciclaggio di denaro.

“Tenendo presenta la situazione giuridica, la signora Ana Maria Patru ha preso la decisione di avanzare subito le sue dimissioni dalla funzione di presidente dell’Autorità Elettorale Permanente. Allo stesso modo, il processo continuerà e domani saremo dal giudice per portare avanti le indagini penali e chiarire la situazione dal punto di vista delle misure preventive”, ha dichiarato l’avvocato di Ana Mari Patru, Cristian Ene, martedì sera.

In precedenza, Ana Maria Patru era stata fermata con l’accusa di traffico d’influenza e riciclaggio di denaro, dopo le perquisizioni avvenute a casa della stessa e presso la sede AEP, determinate dai sospetti degli inquirenti in merito all’acquisizione di alcuni soft IT tramite l’azienda del marito.

Nella motivazione del Tribunale di Prahova si spiega come Ana Maria Patru abbia ricevuto tangenti dall’azienda Siveco, guidata da Irina Socol.

Ricordiamo che, all’inizio del mese di maggio, Irina Socol è stata condannata in modo definitivo dalla Corte d’Appello di Bucarest a due anni e sei mesi di reclusione con esecuzione per evasione fiscale. A luglio, il Tribunale di Prahova ha deciso in via definitiva che Socol potesse essere messa in libertà condizionale. In nome di Irina Socol appare anche nelle inchieste della DNA di Ploiesti, in cui Relu Fenechiu, ex ministro dei Trasporti, è stato condannato dal Tribunale di Bucarest a 3 anni e 10 mesi di reclusione con esecuzione, dopo essersi riconosciuto colpevole.

Concretamente, gli inquirenti accusano Ana Maria Patru del fatto che, nel periodo tra l’aprile e il giugno 2008, in qualità di vicepresidente dell’AEP – funzione con rango di segretario di stato – avrebbe preteso, e nel 2009 avrebbe anche ricevuto, dai rappresentati di una società commerciale, la somma di 210.000 euro che rappresenterebbero il controvalore di un determinato immobile situato nel municipio di Bucarest.

In cambio, questa avrebbe promesso di mantenere in buone condizioni lo svolgimento di un contratto stipulato da quella società con l’AEP, come anche avrebbe sostenuto la società nell’ottenimento e gestione di futuri contratti, fatto che si sarebbe anche realizzato.

Nell’ordinanza di fermo si spiega ancora come, nel corso del 2011, sempre in qualità di vicepresidente dell’AEP, Patru avrebbe preteso dai rappresentanti della stessa società commerciale il controvalore di un autoveicolo di marca Land Rover, per cui avrebbe ricevuto la somma di 15.000 euro, in cambio della promessa di sostenere lo svolgimento, in buona condizioni, di alcuni contratti di servizio, stipulati dalla società in questione con l’AEP. Allo stesso modo, il sospetto ha promesso di sostenere la società nell’ottenimento e svolgimento di contratti futuri, fatto che si sarebbe anche realizzato.

Sempre nel 2011, Ana Maria Patru avrebbe preteso e ricevuto la somma di 50.000 euro dell’amministratore di tre aziende, intercedendo in cambio presso il ministro dell’Economia, in modo che l’investitore fosse ricevuto in udienza, fatto avvenuto a breve tempo dall’intervento di Ana Maria Patru.

 

Cosa dicono i giudici del Tribunale di Prahova

Mercoledì, Ana Maria Patru si è presentata presso il Tribunale di Prahova, e i giudici hanno emesso un mandato d’arresto preventivo di 30 giorni. Nelle motivazioni della corte, si mostra come Ana Maria Patru avrebbe preteso dai rappresentanti della SC S. R. SA (SA Siveco Romania) il controvalore di un appartamento, per una cifra di 210.000 euro, e di un autoveicolo, per una cifra di 15.000 euro, per assicurare lo svolgimento in buone condizioni di alcuni contratti che l’azienda aveva con l’AEP e per continuare a sostenere la società nell’ottenimento di nuovi contratti con l’istituzione.

Dalla spiegazione della corte emerge si sia trattato del “contratto di pubblica acquisizione n. 80703/25.04.2008, tramite cui sono stati realizzati programmi informatici per i consigli locali e regionali (compresi i settori e il comune generale di Bucarest), come anche per i sindaci di comuni, città, municipi, settori, per il sindaco generale del mun. di Bucarest e i presidenti dei consigli regionali”.

Il secondo contratto, n. 4595/29.08.2011 e il contratto collegato di servizi, n. 1, della data 30.08.2011, portano il nome “Accordo base di servizi per la realizzazione del sistema informatico nel registro elettorale”.

Così, il Tribunale di Prahova ha apprezzato come la misura d’arresto preventivo di Ana Maria Patru fosse “pienamente proporzionata agli interessi, volti a prevenire la ripetibilità di questo genere di eventi, e alle richieste di protezione del largo pubblico dalle conseguenze del ripetersi di un esteso circolo di infrazioni”.

Nella motivazione della corte si aggiunge che “le difese presentate, nel senso che non avrebbe preteso e non avrebbe avuto alcun potere d’influenzare lo sviluppo di contratti in svolgimento anche in futuro, non possono essere accettate, poiché non trovano conferma nell’atto probatorio amministrato nella causa, non hanno rilevanza rispetto alla gravità dei fatti, come d’altra parte anche il riconoscimento dell’assenza di precedenti penali”.

 

Il PSD ha sospetti in merito al software AEP. Dragnea: la posta è altissima, le pressioni grandissime

Il presidente del Partito Social Democratico (PSD), Liviu Dragnea, ha dichiarato che venerdì i socialdemocratici hanno inviato una richiesta all’Ufficio Elettorale Centrale (BEC) tramite cui chiedono che ogni partito abbia un rappresentante presso l’Autorità Elettorale Permanente (AEP) al momento della scansione dei verbali provenienti dagli Uffici Elettorali Regionali (BEJ) e, allo stesso tempo, che vengano messe a loro disposizioni le applicazioni informatiche che saranno utilizzate per il conteggio nei voti e per l’assegnazione dei mandati, nello specifico il programma e il codice matrice.

“Sono successe cose all’AEP note a tutti. Non voglio commentarne la specie perché non ho elementi (…). A quest’ora l’AEP, in piena campagna elettorale, è bene che la gente lo sappia, è chi gestisce principalmente le elezioni in Romania, oggi, in base all’attuale legislazione. Quindi l’istituzione che dovrebbe coordinare e assicurare la correttezza delle elezioni e la correttezza dell’assegnazione dei mandati secondo il numero di voti, non ha più un presidente. La situazione nell’istituzione non è buona. E allora, sono apparsi sospetti non solo tra noi, ne ho sentiti anche in altre regioni politiche. Quello che ho chiesto non è solo per il PSD, ho chiesto che l’AEP metta a disposizione di tutti i partiti tutte le applicazioni informatiche che saranno usate per il conteggio dei voti e per l’assegnazione dei mandati, il software, il codice matrice”, ha affermato Dragnea venerdì sera su Antena 3, alla domanda in merito alla segnalazione inviata al BEC e sul perché tema che il processo elettorale dell’11 dicembre non sarà corretto.

Egli aggiunge che nella pratica inviata al BEC si richiede la possibilità che tutti i partiti abbiano un rappresentante “quando saranno contati i voti, quando sarà caricato il sistema dei verbali, proveniente dal BEJ, (…) perché ogni rappresentante di partito possa fare un confronto”.

“Esiste questo sospetto, si tratta di un’istituzione (AEP – n.r.) senza una guida, la posta è altissima, le pressioni grandissime, e forse a qualcuno potrebbe saltare in mente di poter fare qualcosa tramite queste applicazioni informatiche”, ha affermato il presidente del PSD.

Quest’ultimo ha aggiunto che i socialdemocratici hanno formulato la richiesta al BEC durante la giornata di venerdì e non intendono rinunciarci.

“Noi aspettiamo una risposta, non rinunciamo a questa richiesta perché se nessuno ha nulla da nascondere, se nessuno ha cattive intenzioni, tutta la richiesta dovrà essere soddisfatta”, ha dichiarato Dragnea, trasmette Antena 3.

Il presidente del PSD ha specificato di aver grandissima fiducia nel BEC e nelle istituzioni, ma la mancanza di chiarezza dei socialdemocratici guarda all’AEP.

“Ho grandissima fiducia del BEC e nel presidente del BEC, ma noi parliamo di quelli seduti ai  posti di comando, vale a dire dell’Autorità Elettorale Permanente (…). Che succede lì… non so chi comanda (…). Noi vogliamo avere, per ogni partito, un uomo lì a controllare che i dati inseriti siano dati corretti, e che la macchina che organizza questi dati e assegna i mandati funzioni secondo un programma corretto, senza virus. (…) Personalmente sono molto preoccupato di ciò che può succedere all’AEP rispetto a quel programma, tutto qui”, ha aggiunto Dragnea.

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