Il procuratore generale della Romania, Augustin Lazar: Tutti i documenti che possano chiarire la situazione di fatto della Rivoluzione devono essere declassificati

0
384

La settimana scorsa,il procuratore generale della Romania ha annunciato che chiederà la declassificazione di tutti i documenti che possano portare dei chiarimenti nel dossier della Rivoluzione. L’annuncio è arrivato dopo la dichiarazione fatta la settimana scorsa degli inquirenti militari di aver esteso le indagini per crimini contro l’umanità.

“Ovviamente, tutti i documenti che possono portare un contributo a chiarire i fatti della Rivoluzione devono essere declassificati”, ha dichiarato Augustin Lazar presso la sede del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM).

L’annuncio del procuratore generale della Romania è seguito a quello degli inquirenti militari in merito alle indagini sulla Rivoluzione estese in rem: gli inquirenti hanno infatti precisato che saranno indagati anche fatti commessi dopo il 22 dicembre, periodo in cui non si era riscontrati indizi relativi a infrazioni, durante le indagini precedenti.

“Dai documenti del dossier risulta che per mantenere il potere, tramite le azioni svolte e le misure disposte, la nuova direzione politica e militare instaurata dopo la data del 22.12.1989 ha determinato l’uccisione, il ferimento con armi di fuoco, la lesione dell’integrità fisica e psichica e la privazione di libertà di un grande numero di persone. Si tratta di fatti pienamente ascrivibili alla categoria del crimine contro l’umanità”, comunica la Procura Generale.

Realizzare indagini sugli eventi accaduti dopo il 22 dicembre è stato uno dei punti menzionati nella richiesta per riaprire il dossier.

“Fino alla data del 22 dicembre 1989, ore 12.00 il comando dell’esercito era assicurato, secondo la Legge 5/1969 dal Consiglio della Difesa della Repubblica Socialista Romania, ma in modo ingiustificato l’indagine non si è proposta e quindi non ha stabilito chi aveva preso il comando dell’esercito alla data del 22 dicembre 1989. L’indagine non stabilisce e non si è proposta di stabilire chi doveva esercitare il comando dell’esercito ma chi l’abbia esercitato effettivamente, prendendo in considerazione la nomina del generale Victor Stanculescu come ministro della Difesa Nazionale, il ritorno di Stefan Gusa, capo del Grande Stato Maggiore dell’Esercito di Timisoara nel giorno del 22 dicembre, la dimissione del governo Dascalescu, la diffusione dell’informazione secondo cui il generale Nicolae Militaru aveva preso il comando dell’esercito.

L’indagine non è riuscita a identificare le persone del comando militare, non ha stabilito che attribuzioni avessero, se tra queste attribuzioni vi fossero anche quelle legate all’istituzione della censura; non è stata stabilita l’identità della persona/persone che abbia deciso la creazione di questa guida militare; non si è stabilito chi fornisse informazioni a coloro che poi le diffondevano; come erano ricevute queste informazioni, se erano verificate /chi le verificava e come, e nel caso in cui non fossero verificate, perché, nelle condizioni in cui le linee telefoniche e le comunicazioni in genere funzionavano perfettamente. Gli Inquirenti militari affermano con valore di verità il fatto che nel periodo 22-27 dicembre non ci sia stato un organismo/struttura che esercitasse il potere di stato, dato che solo nel giorno del 27 dicembre è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Romania, Parte I, il Decreto-Legge n. 2 del CFSN relativo alla costituzione, organizzazione e funzionamento del Consiglio del Fronte di Salvezza Nazionale e dei consigli territoriali del Fronte di Salvezza Nazionale”, si legge nell’ordinanza tramite cui si è chiesto di riaprire il caso.

Bogdan Licu, in qualità di procuratore generale ad interim, ha chiesto nel mese di febbraio di riaprire il caso, menzionando nell’ordinanza gli aspetti che hanno portato a questa decisione. In seguito, l’istanza suprema ha confermato la riapertura del caso, accordo giunto poi dai procuratori militari della Procura Generale. Secondo l’estensione disposta nella causa, gli inquirenti analizzeranno anche i fatti avvenuti dopo il 22 dicembre.

“La situazione premessa del crimine contro l’umanità relativa all’esistenza di un attacco generalizzato risulta dal grande numero di luoghi in cui si sono prodotti incidenti armati con le conseguenze menzionate in precedenza. Dal modo in cui si è prodotto questo attacco, risulta l’esistenza di un piano secondo d’azione, piano che mirava a creare uno stato di confusione all’interno delle forze armate, tramite la divisione della direzione del Ministero della Difesa Nazionale e la diffusione di ordini, rapporti e informazioni falsi, portare la gente in strada e munirla di armi, creare l’apparenza di una “guerra civile” in cui si confrontassero unità armate del Ministero della Difesa Nazionale e del Ministero degli Interni o dello stesso ministero, allo scopo di prendere il potere e legittimare i nuovi leader. Nella realizzazione questo piano è stata implicata la Televisione Romena che ha trasmesso comunicati allarmisti e a volte falsi, le connessioni telefoniche sono state tagliate e alla direzione dei ministeri sono stati portati ex militari leali alla nuova direzione politico-militare, con la conseguenza di una “guerra” psicologica e mediatica che ha portato alla produzione di numerose vittime”, hanno comunicato gli inquirenti militari.

NO COMMENTS