A Campina, la presentazione di una monografia per celebrare 160 anni di cattolicesimo

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La comunità romano-cattolica di Campina e quella di Valea Prahovei hanno celebrato recentemente 160 anni di cattolicesimo. L’evento è stato celebrato a Campina, presso la Chiesa “Sant’Antonio da Padova”, alla presenza dell’arcivescovo Ioan Robu, nominato Papa Giovanni Paolo II arcivescovo e metropolitano di Bucarest il 14 marzo 1990, dopo la ripresa delle relazioni diplomatiche ufficiali tra la Romania e la Santa Sede. Allo stesso tempo, in quest’occasione, è stata presentata la Monografia “I Cattolici di Campina”.

Il 6 novembre, la chiesa della parrocchia romano-cattolica di Campina “Sant’Antonio da Padova”, ha celebrato una doppia festa: un omaggio alla presenza dei cattolici a Campina e Valea Prahovei, con 160 anni di cattolicesimo, e la presentazione di una valorosa monografia. In quest’occasione, la messa di domenica è stata celebrata da IPS dott. Ioan Robu, arcivescovo metropolitano romano-cattolico di Bucarest, arrivato a Campina proprio il giorno del suo 72esimo compleanno. Così, per i cattolici di Campina, la messa di questa domenica ha assunto un’importanza ancora maggiore, celebrata da chi ha dedicato la sua vita e attività al cattolicesimo. Va menzionato che l’8 dicembre 1984 il professor Ioan Robu è stato consacrato vescovo di Roma dal cardinale segretario di stato Agostino Casaroli, e nello stesso anno è anche stato nominato alla direzione della diocesi di Bucarest, come vescovo-amministratore apostolico. Il 14 marzo 1990, dopo la ripresa delle relazioni diplomatiche ufficiali tra la Romania e la Santa Sede, Papa Giovanni Paolo II ha nominato il vescovo Ioan Robu arcivescovo e metropolitano di Bucarest, e dall’anno 2001 è anche membro d’onore dell’Accademia Romena.

All’evento di Campina hanno partecipato anche il prete-dottore Emil Moraru – prodecano della Facoltà di Teologia Cattolica, ex parrocchia della comunità di Campina – Alois Ilies e Pavel Encuta – e l’attuale parroco, il prete Claudiu Cojan. Dopo la Santa Messa ha avuto luogo la presentazione della Monografia “I Cattolici di Campina” – 160 anni di presenza a Valea Prahovei”, libro realizzato dal dott. Daniel Dobos e dal professore universitario, dottoressa Tereza Sinigalia del Dipartimento di Ricerca Storica dell’Arcivescovato Romano-Cattolico Bucarest. Come suggerito anche dal titolo, il libro è stato pubblicato come omaggio ai 160 anni di presenza dei romano-cattolici sul territorio compreso tra Prahova e Doftana. In effetti, nella Prefazione della monografia, sua eminenza Ioan Robu afferma: “… a Valea Prahovei, nella bella località di Campina, i cattolici hanno avuto un ruolo prominente nello sviluppo della comunità e nel portarla a livello di città, e dopo la fondazione della Parrocchia, nell’anno 1899, nel progresso culturale e spirituale di Campina. Ne è testimonianza ancora oggi la maestosa chiesa Sant’Antonio da Padova, costruita tra il 1904 e il 1906 da una personalità illustre di Campina, l’ingegner Anton Raky, e che l’Arcivescovo Raymund Netzhammer descriveva come “la seconda chiesa più bella” dell’Arcidiocesi di Bucarest, dopo la Cattedrale San Giuseppe di Bucarest”.

La monografia è strutturata in due grandi capitoli, il primo dedicato ai 160 anni di storia della comunità cattolica di Campina, e anche alla Chiesa di Sant’Antonio da Padova a Campina. Sono poi evocati i parroci di Campina, tra il 1899 e il 2016. Nel secondo capitolo, dal titolo Anexe (Appendici n.d.r.), sono presentati documenti inediti sulla storia della parrocchia, ma anche ricordi – testimonianze scritte dai preti Iosif Enasoaie e Pavel Encuta, e illustrazioni realizzate grazie alle fotografie dell’Archivio dell’Arcivescovato Romano-Cattolico di Bucarest.

Eppure, a testimonianza della presenza dei cattolici a Campina e Valea Prahovei c’è la Chiesa stessa di “Sant’Antonio da Padova” del secondo municipio della contea di Prahova. Considerata un “monumento unico come originalità e bellezza”, e arricchita al suo interno da oggetti realizzati con materiali importati o fabbricati in Italia, il luogo di culto – che festeggia il santo patrono della chiesa il 13 giugno, giorno in cui annualmente ha luogo la benedizione dei gigli –, la chiesa è dedicata a Sant’Antonio da Padova. Con oltre 100 anni di esistenza dalla sua edificazione, questa chiesa è stata costruita dalla comunità tedesca insieme a quella austriaca e italiana. Tuttavia, a elaborato i progetti della chiesa e degli annessi, ed a comprare il terreno per la costruzione è stato l’ingegnere petroliero tedesco Anton Raky. Con una superficie di oltre 200 mq, il luogo di culto è costruito in stile romantico, con pronao, navata e presbiterio. La muratura è di pietra, come l’intelaiatura delle porte e delle finestre, anch’esse di pietra. Nel pronao è possibile ammirare una vetrata che rappresenta il battesimo di Gesù Cristo, due vasi con acqua benedetta di marmo bianco e anche una fonte battesimale monumentale di marmo di Carrara, portata dall’Italia. All’interno della chiesa s’innalzano tre altari di marmo, e nel presbiterio, in fondo alla struttura, si trova un gruppo di tre statue. Al centro, come dedica alla statua originale della Cattedrale Sant’Antonio da Padova in Italia, c’è la statua di Sant’Antonio da Padova con il Bambino Gesù in braccia, a sinistra della quale appare la statua di Santa Barbara, e a destra quella di San Giuseppe. Le finestre vicino ad altare sono decorate da due vetrate che rappresentano due angeli in adorazione. Infine, il pulpito decorato con i bassorilievi dei quattro evangelisti che, insieme alle statue, proviene dagli atelier Stufflesser Gardena d’Italia.

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