La Pinacoteca di Ploiesti compie 85 anni dalla sua costituzione

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Nel mese di novembre, Ploiesti marca un importante evento legato al debutto dell’arte e della bellezza su tela. Si tratta degli 85 anni dalla costituzione della Pinacoteca, il cui nome è legato in effetti alla fondazione del Museo d’Arte – un importante riferimento nell’ambito della cultura, ma anche un vero punto turistico sulla mappa di Ploiesti e dell’intera contea.

Struttura a carattere unico, presente sulla lista dei monumenti storici, l’edificio che ospita il Museo d’Arte ha numerose influenze italiane al suo interno, ospitando alcune tele firmate da pittori italiani.

Il Museo d’Arte di Ploiesti nasce nella Pinacoteca del Municipio di Ploiesti, creata nell’anno 1931, nel mese di novembre, grazie agli sforzi di un gruppo d’intellettuali di Ploiesti riuniti intorno all’avvocato, politico e collezionista d’arte Ion Ionescu-Quintus e all’architetto Toma T. Socolescu, il cui nome è legato ai più importanti edifici del municipio. Evacuata durante la seconda guerra mondiale, la Pinacoteca sarà rifondata nel 1955, con il nome di Museo d’Arte di Ploiesti, e nel 1969 le autorità assegnarono al museo quella che diventerà la sua sede attuale, su Viale Independenta n. 1, vale a dire nel Palazzo “Ghita Ionescu” che dopo il 1919 ospitò la Prefettura della Contea Prahova.

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Presente sulla lista dei monumenti storici ed essendo allo stesso tempo monumento architettonico di valore nazionale, l’edificio del Museo d’Arte è collocato nel centro di Ploiesti, sul “Viale dei Castagni”. Fa parte di un complesso architettonico che reca l’impronta delle preoccupazioni stilistiche degli architetti romeni e stranieri dell’ultimo quarto del XIX secolo, cosa che gli conferisce un carattere unico. Costruita su tre livelli – seminterrato, pianoterra e primo piano – l’edificio fu inizialmente la residenza privata dell’uomo politico e banchiere Ghita Ionescu, che aveva decorato la casa tra il 1885 e il 1894 secondo i piani di un architetto romeno istruito a Parigi. Come si può notare una volta varcata la soglia di quest’edificio, la costruzione ha una linea sobria, decorato con importanti pezzi di stucco che sostengono le cornici delle finestre e dei due balconi sulla facciata principale e sul lato sud. Il tetto alto è previsto con camini in stile francese ed è stato realizzato inizialmente da scale in ardesia; l’ingresso principale è caratterizzato da un frontone con un grande oblò e due lampioni, anch’essi di grandi dimensioni, realizzati in ferro. Per chi visiti per la prima volta questo museo o ritorni ogni qualvolta ne abbia l’occasione, sarà possibile notare le due scale imponenti, di marmo bianco, che caratterizzano l’accesso e tra le quali, la più ampia collega il pianoterra e il primo piano. Per quanto riguarda la decorazione interna, essa è in stile neobarocco con influenza e lavorazione italiane. Concretamente, le colonne, le piastre incastrate nelle pareti del corridoio centrale e sulla scala, i soffitti delle sale al pianoterra e nel corridoio centrale, compresi i frontoni sopra le porte del pianoterra e i capitelli delle colonne, sono il risultato del lavoro degli artigiani italiani. Va menzionato che due di questi artigiani italiani hanno firmato e datato il lavoro nell’anno 1894, proprio sul tamburo del candelabro della scala: Elia e Giacomo di Friuli, Udine. Inoltre, chi visiterà il museo potrà godersi il lucernario, che assicura una visibilità spettacolare nel corridoio del primo piano, i cui soffitti, compresi quelli sopra la scala, sono dipinti con ghirlande e medaglioni con divinità romane.

Per quanto riguarda il patrimonio del museo, questo è composto principalmente da arte romena moderna e contemporanea, dei secoli XIX e XX, ed è strutturato per collezioni: pittura, grafica, scultura e arte decorativa. Tra i quadri che è possibile ammirare ci sono anche quelli firmati da Theodor Aman, Ion Negulici, Gheorghe Tatarescu, Nicolae Grigorescu, Ion Andreescu, Stefan Luchian e molti altri, ma anche pittori stranieri, com l’italiano Niccolò Livaditti (1804-1860), ritrattista naif che ha lavorato nel Principato di Moldova. Nato a Trieste, capitale della provincia Friuli-Venezia Giulia, Niccolò Livaditti proviene da una benestante famiglia levantina, che aveva partecipato alla Rivoluzione dei Carbonari in Italia. Ma dopo il fallimento della Rivoluzione fu costretto a lasciare il paese natale e si stabilì con sua moglie a Iasi, dove ha guadagnò in breve tempo fama di pittore, diventando preferito il ritrattista dell’aristocrazia moldava. Il suo primo ritratto conosciuto risale all’anno 1830.

Inoltre, il Museo d’Arte di Ploiesti, come parte della donazione fatta da Suzana Stere-Paleologu –nuora dello scrittore, politico e giurista Constantin Stere – dispone anche dl quadro “Taran (Pifferaio) che guarda Roma”, firmato dal famoso Nicolae Grigorescu. Il quadro non è datato, ma probabilmente è stato realizzato nell’inverno del 1874. La tela fa parte di un insieme di lavori realizzati da Grigorescu in Italia, a Roma, nell’inverno 1873-1874, un momento particolare nella creazione dell’artista. Il famoso pittore romeno ha lavorato a Roma per un breve periodo e a quei tempi risale anche un’altra sua opera, dal titolo “Colombina in verde”.

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