Le vittime collaterali della satira

0
513

Il cinema italiano in Romania non c’è più. Non lo si incontra neanche ai festival. Le eccezioni sono rarissime e anche allora, la reazione del pubblico non è proprio positiva. È stato il caso del film di Francesco Bonelli, “Radio Cortile”, in competizione quest`anno al festival “Comedy Cluj”. L’umorismo del film, che fa pensare a Nanni Moretti, è difficilmente apprezzabile fuori del contesto italiano. La sottile autoironia del personaggio, interpretato dallo stesso Bonelli, o le inflessioni della tonalità della sua voce sono quasi impercettibili per chi non padroneggia la lingua italiana. Certo, la storia d’amore tra un satirico speaker radiofonico un po’ ciccione e la stupenda amante del suo capo non è troppo credibile, ma probabilmente non per questo la sceneggiatura ha vinto il Rome Indipendent Film Festival. Il tema della satira che fa male a chi è fragile e indifeso non è proprio nuovo. Pensiamo al bel film di Volker Schlöndorff e Margarethe von Trotta, “L’onore perduto di Katharina Blum”, tratto dall’omonimo romanzo di Heinrich Böll. La stampa può facilmente perdere la sua anima. Ma la colpa è anche nostra, adesso più di prima, nell’epoca del social media. Ci piacciono troppo i pettegolezzi e possiamo condividerli con moltissimi altri, pure sconosciuti. Ma intendiamoci: la satira è un po’ un’altra cosa. Perché riguarda principalmente il potere di tutti i tipi, e molto meno chi non ne ha. A volte soffre anche chi ha rapporti casuali col potere, ma questo è un motivo solo per essere più cauti. La satira resta decisiva per apprezzare la qualità della democrazia, e dove il potere non l’accetta si può parlare, senza paura di sbagliare, di deriva autoritaria. Pensiamo a Putin, Orban o Erdogan: hanno messo il bavaglio alla stampa anche perché non sopportano di essere criticati come leader. E così per certi giornalisti la vita e diventata durissima, con la paura di essere licenziati, finire in prigione o anche essere uccisi. Tra l’altro sono passati dieci anni dalla morte di Anna Politkovskaja, freddata nel giorno del compleanno di Putin.

NO COMMENTS