Al Castello di Peles, collezioni che recano l’impronta italiana

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Chi desideri visitare Sinaia e soprattutto il Castello di Peles, questa settimana avrà una sorpresa gradita. Quest’edificio a carattere unico infatti è legato al re Mihai I, che il 25 ottobre 2016 compirà la venerabile età di 95 anni, e in tutta Sinaia sono stati programmati eventi dedicati all’anniversario. Come si sa, sebbene sia ancora nella proprietà privata della Casa Reale, il re Mihai ha deciso di trasformare il castello in museo e lasciarlo all’interno del circuito turistico. Chi desideri varcare la soglia del museo, avrà l’occasione di scoprire anche una serie di collezioni che recano l’impronta italiana, come le collezioni di ceramica, vetreria, arazzi e arredamento, e non solo.

Il Castello di Peles è uno degli edifici storici più importanti della Romania, unico nel suo genere e di grande valore storico e artistico, una delle maggiori costruzioni di questo genere, della seconda metà del XIX secolo in Europa. Ex residenza estiva dei re della Romania e oggi museo, nel 2006 il governo romeno ne ha annunciato la retrocessione all’ex re Mihai I di Romania. Pensato per svolgere una triplice funzione – di rappresentazione, di luogo di decisione politica e di luogo di cultura, il Castello Peles resta uno dei più importanti musei della Romania grazie alla sua diversità e al valore particolare delle sue collezioni. Qui, accanto ad una preziosa collezione di pittura, è possibile ammirare collezioni d’arte decorativa memorabili di pezzi d’arredamento, armi, arazzi e tappeti, metalli preziosi, ceramica e vetreria, creazioni dei più famosi atelier, anche italiani.

La collezione di ceramica

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La collezione di ceramica del Castello di Peles occupa un posto ben determinato, tanto per numero – la collezione è composta di oltre 5.000 pezzi, quanto valore. La ceramica europea costituisce il nucleo della collezione e si definisce per la grande diversità stilistica, all’interno della quale, la ceramica italiana è rappresentata in modo consistente, sia dal punto di vista dei centri di produzione famosi che della tipologia di ceramica della Penisola, con motivi decorativi specifici per ciascun manifatturiero. Concretamente, la collezione di maiolica italiana del Castello di Peles include pezzi significativi degli atelier: Ginori, Cafaggiolo, Torelli, Cantagalli, Faenza, Deruta, Savona, Gubbio, Orvieto, Nove, Capodimonte e Urbino. I motivi decorativi tipici degli atelier di Urbino e Faenza, cristallizzati anche dal XVI secolo, sono integrati nel repertorio decorativo dei pezzi di Faenza e Ginori. I fornitori più importanti della Casa reale romena sono tuttavia Alberto Issel di Genova, nel 1884 – 1885, Moise della Torre & Co. di Firenze nel 1911, e la Manifattura di Signa, Terrecotte artistiche di Firenze, nel 1912 ecc. La collezione d’altra parte include anche pezzi originali di grande raffinatezza, che risalgono ai secoli XVI-XVII.

Nella foto, piatto decorativo realizzato in maiolica dipinta nell’Atelier Ginori di Firenze nel XIX secolo.

La collezione di vetreria

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La collezione di vetreria include oltre 1.500 pezzi, ed è stata costituita in due grandi tappe, strettamente legate alla storia del castello cui è stata destinata. Una prima e decisiva tappa è rappresentata dagli acquisti e commissioni della famiglia Reale, tra 1866 – 1941, e la seconda dagli acquisti del Museo di Peles, nel periodo 1969 – 1974. La collezione include pezzi di origine tedesca, italiana, austriaca, francese, e cristalleria di Boemia o inglese, realizzati nella seconda parte del XIX secolo e l’inizio del XX secolo. Un posto importante della collezione, e non per il grande numero di pezzi, lo occupano i prodotti manifatturieri di Murano, acquistati nel periodo 1900 – 1920 da “The Venice and Murano Company”, diretta da Giulio e Amalia Salviati. Questi atelier hanno prodotto pezzi ispirati dagli originali dei secoli XVI e XVII e dimostrano il talento e la maestria dei vetrai, abilità perpetuate nel corso di intere generazioni fino ad oggi. L’identità dei pezzi è data dalla qualità cromatica di eccezione del vetro trasparente o iridescente, dalla grazia delle forme, dalla loro fragile eleganza, capitolo in cui la maestria dei vetrai di Murano resta insuperata. Il repertorio decorativo di questi oggetti d’arte nati nella laguna veneziana si compone di animali marini, draghi, cigni, serpenti, mascheroni, ghirlande di fiori ecc. La collezione è stata arricchita con prodotti eseguiti in “stile moderno”: vasi iridescenti in colori delle Cantaride, perline “millefiori” e altro. Nella foto, una coppa di vetro colorato, soffiata e lavorata liberalmente, realizzata nell’Atelier Murano nel XIX secolo.

La collezione di arazzi

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La collezione di arazzi è stata realizzata contemporaneamente ad altre collezioni d’arte. Concretamente, “Vespasiano e Tito” fa parte della serie di arazzi a tematica storica, “Conquista della Giudea da parte di Vespasiano e Tito”. Questi pezzi sono stati realizzati in filo di lana, dopo l’anno 1900, negli atelier Ecole Eroli di Roma, commissionati dal re Carol I per decorare il Castello di Peles. Gli arazzi sono esposti come decorazioni lungo il corridoio della Scala d’Onore che porta al primo piano. La serie composta da 6 lavori è stata realizzata con la tecnica basse – lisse, come gli arazzi Aubusson. Il pezzo rappresenta una scena allegorica con Vespasiano sullo sfondo della Giudea, rappresentato con trofei di guerra, durante la cerimonia d’incoronazione, da parte di un personaggio femminile alato, un’allegoria della Vittoria. Alla base del trono stanno il re giudeo incatenato e un personaggio femminile riccamente drappeggiato. Ai piedi di Tito, compare l’iscrizione “Iudea Capta”. L’intera scena è inquadrata da una cornice ampia con motivi floreali – vegetali, motivi avimorfi e vasi con frutta – simbolo dell’abbondanza, e nella parte superiore del medaglione si trova la scritta: “Historia. Tito. Et. Vespasiani”; la cromatica del lavoro è composta da tonalità di rosso, grigi colorati, tinte di verde e marrone. Va menzionato che Cesare Vespasiano Augusto (17 nov. 69 – 23 giu. 79), conosciuto come Vespasiano, fu imperatore romano dal dicembre del 69 fino al giugno del 79. Personalità energica, lucida e modesta, egli si preoccupò di ristabilire tranquillità e sicurezza dello stato, gravemente colpite dalla guerra civile. Riorganizzò le finanze e l’esercito, consolidò il confine del Danubio inferiore creando una flotta sul Mar Nero. Nell’agosto del 70, suo figlio Tito, conquistò Gerusalemme e concluse negli anni 72-73 la guerra in Giudea, che fu riorganizzata come provincia autonoma.

Il letto Doria, pezzo famoso della collezione di arredamento

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Un pezzo di un valore eccezionale, risalendo all’anno 1572, è il letto Doria. Giovanni Andrea Doria (1539-1606), nipote e figlio adottivo del famoso ammiraglio Andrea Doria, faceva parte della famiglia dei dogi di Genova. Ha condotto nella battaglia di Lepanto (1571) la flotta cristiana della Santa Lega (Spagna, Venezia, Santa Sede e Genova) che, sotto il commando di Don Juan di Austria, ottenne una brillante vittoria contro la flotta turca. La famiglia dell’ammiraglio Doria deteneva una ricca collezione d’arte, una serie di arazzi commissionati da Lazzaro Calvi e Luca Cambiaso, affreschi preziosi con motivi mitologici e allegorici, arredamento. Il letto a baldacchino, eseguito da artigiani del nord Italia (probabilmente di Genova), intorno agli anni 1573, è appartenuto, come letto di campagna, all’ammiraglio G. D. Doria, ed è stato acquistato, nella seconda metà del XIX secolo, dal console tedesco Felix Bamberg e menzionato nei cataloghi manoscritti, firmati e datati 1889. Questi offre il letto in vendita al re Carol I, insieme ad un valoroso lotto di quadri. Il letto a baldacchino si compone di più parti: sullo sfondo del panneggio è ricamata una scena di battaglia navale, mentre un’aquila e sei pulcini sono ricamati sulla tenda da tetto centrale, segni araldici sulla tenda laterale, tre drappeggi ricamati con motivi floreali – vegetali e zoomorfici, il copriletto e due cuscini, quattro pali di legno di noce riccamente scolpiti. Il montaggio è stato eseguito probabilmente durante le operazioni di restauro dell’anno 1877, prima dell’acquisto da parte del Re Carol I, nel contesto in cui del pezzo originale è rimasto solo il ricamo sullo sfondo e i quattro pali di legno del baldacchino.

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