La breve vita dei governi tecnici

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Non sono pochi quelli che spingono Dacian Ciolos verso un qualsiasi partito, perché continui in questo modo la sua carriera politica. Perché dopo le prossime elezioni, la favola tecnocratica finirà. Sembra che tutti aspettino il ritorno dei “veri” politici. La verità è che molti non si rallegrano pensando a un futuro già somigliante a un passato che piuttosto vorrebbero dimenticate. Dacian Ciolos è diventato premier di un governo tecnico dopo le proteste contro la corruzione. Victor Ponta ha preferito “ritirarsi” per un po’, perché le acque si calmassero, ma adesso si parla di lui come di un possibile nuovo premier. Perciò chi non lo ama, pensa a Ciolos come alla sola alternativa per fermare la rivincita dei socialdemocratici. Il problema è però che come membro di partito, l’attuale premier rischia di non convincere come ora. Prendiamo il caso italiano di Mario Monti. Divenuto anche lui premier di un governo tecnico, dopo le dimissioni di Silvio Berlusconi, Monti ha scelto di presentarsi alle elezioni come presidente di Scelta Civica, ma dopo pochi mesi i dissidi con altri esponenti sono stati tali da indurlo a rinunciare al ruolo di leader. Molto probabilmente non sarà mai più premier. Anche il futuro di Dacian Ciolos sembra incerto. Se diventa un “vero” politico, perderà l’appoggio dei molti elettori che non amano i soliti politici e spesso non vanno a votare. Forse, se i socialdemocratici non stravinceranno le elezioni, potrà restare in carica come premier, scelto da una coalizione di centrodestra. Ma il suo futuro governo non sarà più tecnico, i futuri ministri saranno certamente politici, come l’attuale vice primo ministro, il socialdemocratico Vasile Dancu. In queste condizioni, a cosa servirebbe un premier tecnocrate? Nel migliore dei casi sarebbe solo un ostaggio dei partiti. Questo è uno dei limiti dell’attuale democrazia: un governo tecnico è solo un pronto soccorso. Non c`è mai abbastanza tempo per seguire le terapie dei suoi medici. Le decisioni “strategiche” le prendono i politici. Non c’è veramente posto per una salutare “medicina alternativa”.

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