A Ploiesti, pellegrinaggi alle reliquie della Santa Parascheva di Iasi e della Santa Martire Parascheva di Roma

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La celebrazione della Santa Pia Parascheva di Iasi, commemorata il 14 ottobre, è una delle più attese feste cristiane, che annualmente richiama decine di migliaia di pellegrini nella Capitale della Moldova, che si recano a Iasi per inchinarsi davanti al reliquiario della santa. Pochi sanno che tali pellegrinaggi, più brevi, hanno luogo anche presso uno dei più importanti luoghi di culto di Ploiesti. Si tratta della Chiesa Santa Vineri, che ospita pezzettini delle reliquie della Santa Pia Parascheva di Iasi, ma anche della Santa Martire Parascheva, nata nelle vicinanze della città italiana Roma.

Situata sulla strada Neagoe Basarab, la Chiesa “Santa Vineri” di Ploiesti diventa un punto di attrazione in autunno, attorno alla giornata del 14 ottobre, perché ospita pezzetti delle reliquie della Santa Pia Parascheva di Iasi, nata nel villaggio Epivat di Traccia nel XI secolo, ma anche della Santa Martire Parascheva, nata nelle vicinanze della città italiana di Roma, sotto l’imperatore Adriano (117-138 d.C.), entrambe sante protettrici della chiesa (la parola “paraschevi” dal greco significa “venerdì”). Ogni anno, nei giorni di 13 e 14 ottobre, il reliquiario con le sante reliquie è tirato fuori dalla chiesa e sistemato in modo che tutti i credenti possano inchinarsi e osservare un minuto di silenzio davanti alle reliquie delle due sante. Così è successo anche quest’anno con i credenti di Ploiesti, Prahova e delle contee limitrofe, recatisi a pregare davanti alle reliquie delle due sante. Per una parte dei pellegrini, lo spostamento del 14 ottobre a Ploiesti, alla Chiesa Santa Vineri, è diventato una tradizione, sebbene non pochi abbiano ammesso di venirci per la prima volta, per pregare e trovare la pace: per loro, il fatto di trovare qui anche le reliquie di una santa nata in Italia è una novità. Allo stesso tempo, i credenti vengono in questa chiesa anche per la bellezza di questo luogo di culto, oltre che per credenza che entrambe le sante risponderanno alle loro preghiere (la Santa Martire Parascheva di Roma è nota per il dono di curare disturbi degli occhi).

Per quanto riguarda la Chiesa “Santa Vineri”, progetto ampio e originale dell’architetta Toma N. Socolescu, questa si allontana dai modelli architettonici romeni tradizionali, costruita in stile monumentalista neoclassico occidentale. Fino all’anno 1874, la chiesa ha avuto il nome “Santa Chiesa «Santa Pia Parascheva»”e successivamente, dopo la traduzione della parola greca “paraschevi”, è stata consacrata la denominazione conosciuta anche oggi di “Santa Vineri”. La fondazione a forma di croce è tradizionale sebbene i frontespizi a forma di rosette e le finestre sovradimensionate ricordino lo stile delle basiliche italiane. Ma, gli specialisti e i credenti sono unanimi nel crede che la Chiesa Santa Vineri abbia uno dei maggiori dipinti murali del paese: il dipinto a olio del grande maestro Gheorghe Tattarescu, realizzato nell’anno 1880, che colloca questa chiesa senza dubbio nel patrimonio del paese. Lo stile realista dei volti dei santi, le composizioni ampie in colori vivaci, perfettamente armonizzati con le linee generose dell’architettura, ricordano grandi maestri del Rinascimento.

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Per quanto riguarda la Santa Parascheva di Roma, ella nasce in un villaggio vicino Roma durante il dominio dell’imperatore Adriano (117-138 d.C.). Essa ricevette un’educazione elevata, istruita da professori pagani e cristiani. All’età di 20 anni, i suoi genitori morirono lasciandola unica erede del patrimonio della famiglia. Santa Parascheva non volle conservare solo per sé quelle ricchezze e, già pronta a seguire la via di Cristo, decise di utilizzare il denaro per alleviare le sofferenze della gente. Santa Parascheva lasciò Roma all’età di 30 anni e durante il suo cammino passò per molte città e villaggi. Le sue predicazioni avevano luogo in un tempo in cui gli ebrei e i romani perseguitavano i cristiani senza sosta. A quel tempo Roma era governata da Antonino Pio che non uccideva i cristiani e cercava di proteggerli legalmente dalla furia della popolazione rivoltata contro di loro. Parascheva predicava allora l’insegnamento cristiano ai cittadini romani, spronandoli a tornare dall’idolatria alla fede in Cristo, e molti la ascoltarono. Dopo un tempo, l’imperatore sentì parlare del lavoro missionario della santa. Al suo ritorno a Roma, molte denunce erano state fatte contro di lei, e l’imperatore ordinò che la santa fosse chiamata al palazzo per saperne di più. Attratto dalla sua bellezza e umiltà, l’imperatore cercò prima di lusingarla, proponendole di rinunciare alla sua fede cristiana, e arrivando al punto di prometterle di sposarla e farla imperatrice. Parascheva non si lasciò però sedurre né dalle belle parole né dalle minacce e allora l’imperatore ordinò alle guardie di mettere sulla testa della santa una cuffia di ferro rovente, ma lei ricevette il castigo senza paura e il ferro rovente non la bruciò, e molti tra quelli che videro il miracolo si convertirono alla fede cristiana. Buttata in prigione, la santa pregò con ardore Dio, di darle la forza di sopportare le minacce e i tormenti che si preparavano per lei. Per prima cosa, infatti, l’imperatore ordinò che la santa fosse appesa per i cappelli e che le mani e le braccia le fossero bruciate con delle torce, ma ella non cedette al dolore. Allora l’imperatore ordinò la preparazione di un grande secchio con olio e resina bollenti, e ordinò che la santa fosse gettata lì. Ma la santa, sempre salda nella sua preghiera, stette in quel secchio d’olio e resina roventi come in un bagno fresco, grazie al miracolo di Dio. Credendo che quella della santa fosse stregoneria, l’imperatore si avvicinò furioso al secchio ma fu subito accecato dai vapori incandescenti e dal fumo diffuso intorno ad esso. A quel punto, l’imperatore chiese alla santa di curare la sua cecità e, con le sue preghiere, egli riacquistò la vista. In ricordo di quest’episodio i cristiani celebrano la santa Parascheva di Roma, curatrice delle malattie agli occhi. Impressionato da questo miracolo, l’Imperatore rilasciò santa Parascheva e le permise di continuare a predicare nell’impero, mettendo fine alle persecuzioni contro i cristiani in tutto l’Impero romano. Secondo alcuni conti, lo stesso imperatore si sarebbe convertito, insieme a tutta la sua casa, al cristianesimo.

 

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