La nostra miseria sessuale

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Eduard Oprea, romeno senza fissa dimora, ha conosciuto in un disco pub vicino alla stazione Termini una 49enne australiana. Arrivati insieme al parco di Colle Oppio, Oprea picchia, stupra e rapina la donna. A Chiari, nel Bresciano, un trentenne romeno stupra in casa, minacciandola con un coltello, un`anziana di 87 anni. Dieci anni fa simili fatti di cronaca erano un caso politico. Adesso si parla così quando i crimini li commettono i migranti africani o asiatici. Ma oltre la retorica politica restano i fatti. Basta leggere i giornali per scoprire che stupri tremendi accadono sempre in Romania. Non è certo una specialità romena, ma il fenomeno non è comune. Bisogna trovare delle spiegazioni. Se Kamel Daoud, rispetto alla violenza di massa subita da centinaia di donne nella notte di Capodanno in diverse citta della Germania, ha parlato della “miseria sessuale del mondo arabo”, c’è di qualcosa di simile anche nel caso dei romeni. Molti stupri avvengono in famiglia ai danni di ragazze molto giovani. E se in un paesino un branco stupra, spesso molti pensano che la colpa sia prima di tutto della donna e i parenti cercano di coprire i colpevoli e di infangare la vittima. Allo stesso tempo, si parla molto dei valori della famiglia, prima di tutto in nome della Chiesa Ortodossa. La qual è la più accanita avversaria delle ore di educazione sessuale nelle scuole, viste come veicolo della promiscuità? È una prova della sua irresponsabilità morale, perché in questo modo il numero delle gravidanze precoci, dei giovani con malattie sessualmente trasmissibili e dei femminicidi resta molto alto. Quello che serve prima di tutto è proporre ai giovani, insieme a delle nozioni di fisiologia umana, un’etica sessuale che non sia però repressiva come quella della Chiesa, ma che insegni la responsabilità nei rapporti di coppia. Solo così potremo sperare che la miseria sessuale dei romeni diminuisca.

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