Il premier Dacian Ciolos all’ONU: la Romania resta impegnata nello sforzo dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per mantenere la pace e la sicurezza internazionale

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Gli eventi degli ultimi due anni, nell’Europa dell’est e del sud, hanno portato a problemi di sicurezza nelle vicinanze della Romania, ha dichiarato il premier Dacian Ciolos dalla tribuna dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. All’apertura della 71° sessione dell’Assemblea Generale, il premier romeno ha attirato l’attenzione sul fatto che tutti questi problemi generano regressi per quanto riguardo le prospettive di sviluppo durevole.

La Romania resta impegnata nello sforzo dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per mantenere la pace e la sicurezza internazionale, prendendo parte e dieci operazioni del genere, svoltesi sotto l’egida ONU, ha assicurato il premier Dacian Ciolos, nel suo discorso di mercoledì sera, alla plenaria dell’Assemblea Generale della ONU.

“Il mio paese resta impegnato nello sforzo ONU per mantenere la pace e la sicurezza internazionale. La Romania contribuisce da molto tempo al mantenimento della pace da parte della ONU. Ora, le forze militari e di polizia romene prendono parte a decine operazioni per il mantenimento della pace all’interno dell’ONU e a due missioni politiche speciali. La pace e la sicurezza non potranno essere mantenute se continuerà la minaccia potenziale della proliferazione delle armi di distruzione di massa, soprattutto di quelle nucleari. Nel presente, la Romania assicura la presidenza della Commissione di Preparazione del Trattato per il Divieto Totale degli Esperimenti Nucleari. La Romania è stata ferma nel condannare i test nucleari effettuati dalla Repubblica Democratica Popolare Coreana quest’anno”, ha affermato Dacian Ciolos.

Il primo ministro romeno ha espresso la sua preoccupazione anche in riferimento al deterioramento della situazione in materia di sicurezza nelle vicinanze della Romania, facendo riferimento nel suo discorso alla violazione delle norme del diritto internazionale e “all’annessione illegale di territori”.

“Le evoluzioni recenti dell’est e del sud dell’Europa, avvenute negli ultimi due anni, hanno evidenziato provocazioni complesse in materia di sicurezza nelle vicinanza del mio paese. Queste generano regressi nelle prospettive di sviluppo durevole. I conflitti congelati intorno al Mar Nero restano una minaccia permanente e grave alla stabilità della regione e alle sue vicinanze. Questi conflitti mettono in attesa le prospettive di sviluppo e prosperità e del rispetto dei principi e delle norme del diritto internazionale. Siamo profondamente preoccupati dall’utilizzo di tattiche di lotta ibrida e dall’annessione illegale di territori”, ha sostenuto il premier romeno.

Ciolos ha attirato l’attenzione anche sul fatto che l’instabilità in crescita del Medio Oriente, soprattutto in Siria, “è una fonte maggiore di proliferazione del terrorismo, della migrazione massiccia, dei rischi di instabilità non solo per la regione ma per il mondo intero”.

“Dobbiamo incoraggiare il processo di riconciliazione nei paesi colpiti dall’instabilità, con politiche mirate a promuovere ponti tra le comunità e per assicurare l’inclusione e un’adeguata rappresentazione”, ha dichiarato Ciolos.

Il premier romeno ha sottolineato il fatto che i gruppi terroristici non possono essere combattuti  solo attraverso azioni militari, ma anche riducendo l’attrazione che esercitano sui loro adepti, soprattutto sui giovani.

“Dobbiamo affrontare in primo luogo le cause principali che hanno permesso l’estensione di questi gruppi. La prevenzione della radicalizzazione è un elemento chiave, l’azione deve concentrarsi sulle condizioni socio-economiche delle persone nelle comunità più vulnerabili, alla radicalizzazione e al reclutamento. Sono necessari strumenti più efficaci di comunicazione ed educazione”, ha spiegato, precisando che la Romania, insieme alla Spagna, ha proposto la creazione di una Corte Costituzionale contro il Terrorismo.

Il capo dell’Esecutivo di Bucarest ha aggiunto che la Romania continuerà ad assegnare importanti risorse politiche, diplomatiche, umane e finanziarie per la stabilità regionale e globale e ha ricordato che il nostro paese si candida per un nuovo mandato di membro non permanente nel Consiglio di Sicurezza, per 2020-2021.

“Credo con fermezza che il percorso solido e l’esperienza della Romania nel creare ponti di connessione e nel costruire la fiducia nelle relazioni con tutti gli stati membri della ONU rappresenteranno un contributo prezioso all’attività del Consiglio di Sicurezza”, ha sottolineato il primo ministro Dacian Ciolos.

In un’intervista per Agerpres, alla fine della sua visita a New York in occasione dalla partecipazione all’Assemblea Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, Ciolos ha passato in rassegna la posizione e la visione della Romania sui principali temi presenti nell’agenda dell’attuale sessione ma anche dell’Organizzazione, in generale.

 

La Romania non ha assunto altri obblighi per quanto riguarda i rifugiati

L’attuale sessione ONU è segnata dalla guerra fredda in Siria la cui conseguenza drammatica è la crisi dei rifugiati. Il presidente Obama ha fatto appello ad una maggior solidarietà con i migranti. D’altra parte, l’UE è fortemente divisa su quest’argomento. Qual’è stata la posizione della Romania a New York e qual è il nostro approccio su questo problema dei profughi?

La posizione della Romania è la stessa, conosciuta anche a livello europeo. La Romania desidera aiutare in questo processo. In primo luogo, abbiamo sostenuto e sosteniamo ancora la lotta contro la migrazione illegale (…), tramite un controllo delle frontiere. Credo non sia in favore dei profughi – dei veri profughi – questo passaggio illegale alle frontiere. L’Unione Europea dev’essere in grado di controllare questo processo e poi, una volta controllato questo processo, all’interno dell’Unione Europea saremo consapevoli di doverci assumerci certe responsabilità. Quest’impegno però dovrà essere volontario e non imposto dall’alto: in seguito alle discussioni e alle decisioni prese a livello europeo, la Romania ha si è assunta certi obblighi. Voglio sia molto chiaro: qui a New York, non abbiamo altri obblighi oltre a quelli già assunti a livello europeo. E, anche a livello europeo, noi abbiamo insistito sul fatto che la Romania possa aiutare in primo luogo dal punto di vista logistico e materiale, e con risorse umane per proteggere le frontiere. La Romania è molto attiva all’interno di FRONTEX e con il suo personale qualificato, ma anche con dotazioni, capacità materiali e anche grazie alla politica di ricollocazione, anche se in questo senso gli hotspot della Grecia e dell’Italia funzionano ancora lentamente.

D’altra parte, la principale modalità di controllo dei richiedenti di asilo è il controllo dei conflitti e il contributo alla risoluzione dei conflitti. Quindi, negoziazioni per poter risolvere i conflitti. Da questo punto di vista, e nelle discussioni che abbiamo avuto qui con il presidente dell’Egitto, il presidente dell’Autorità Palestinese, e con il segretario generale ONU, ho sottolineato il fatto che la Romania è pronta a contribuire per l’identificazione di soluzioni per risolvere i conflitti. (…)

 

Ha incontrato a New York anche il presidente della Finlandia. Avete discusso sulla preparazione della troika della presidenza dell’UE nel 2019. In quale stadio sono i preparativi per questo momento abbastanza importante e cosa si farà ancora a livello del governo affinché il 2019 ci trovi preparati?

Qui ci sono due cose che vanno fatte e che prepariamo: da una parte, una preparazione logistica e amministrativa e d’altra parte, una preparazione dell’agenda di discussioni che la Romania potrebbe proporre. Dal punto di vista amministrativo-logistico, abbiamo creato all’interno della Cancelleria una squadra che preparerà questa presidenza.

Assumeremo lì persone competenti in vari settori perché dovremo, entro e non oltre il prossimo anno, durante l’estate, avere questa squadra completa e bene istruita sui temi che dobbiamo coprire. La Romania dovrà gestire, in qualità di presidente del Consiglio dell’Unione Europea, più gruppi di lavoro su vari temi, su argomenti che saranno nel dibattito europeo. Quindi prepariamo questa squadra e abbiamo iniziato lì la selezione delle persone.

D’altra parte, discutiamo anche con i nostri partner europei, soprattutto con quelli della troika, per identificare temi nell’agenda che la Romania proporrà e sosterà. Qui ci servirà una coordinazione anche con la Commissione Europea, con il Consiglio e con il Parlamento, per vedere quali saranno gli argomenti nell’agenda odierna e quali gli altri argomenti che la Romania potrebbe inserire in agenda. Dalle discussioni con il presidente della Finlandia, siamo arrivati alla conclusione che quasi certamente un tema sarà legato al Partenariato Orientale – alla Politica di Vicinanza. Soprattutto Il Partenariato Orientale, dove tanto la Finlandia, quanto la Romania hanno interessi. E probabilmente, anche la Politica di Estensione, il modo in cui evolverà la Politica di Estensione a livello europeo. Qui, certamente, anche la Croazia avrà un interesse.

 

Qual’è la posizione della Romania rispetto alla costituzione di un esercito unico europeo, tenendo conto che siamo uno stato membro della NATO?

Credo che l’idea di costituire un’esercito unico europeo sia un’idea a lungo termine. A breve termine, a medio termine, si pone il problema in primo luogo di una cooperazione rafforzata tra gli stati membri europei per un intervento più coordinato tra certi teatri di operazioni dove l’Unione Europea ha un interesse e può aiutare. Comunque, la nostra posizione è stata molto chiara dall’inizio e, da quanto vedo, è la posizione della maggior parte degli stati membri a livello europeo che sono anche membri NATO, vale a dire che questa coordinazione rafforzata a livello europeo deve essere assicurata in complementarità con le missioni NATO e non sostituire il ruolo della NATO. Qui, vi posso dire che abbiamo avuto molte volte discussioni anche con il segretario generale NATO, Jens Stoltenberg, che mi ha confermato ogni volta come la NATO valuti positivamente questo rafforzamento del ruolo che l’Unione Europea può assumere in vari teatri di operazioni.

D’altra parte, credo che a livello europeo, attraverso questa coordinazione rafforzata, possiamo assicurare una migliore complementarità e connessione tra la politica di dotazione dell’esercito, da una parte, in vari stati membri, compreso lo sviluppo dell’industria della difesa, e il rafforzamento del ruolo dell’Unione Europea nella politica della difesa, dall’altro.

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