Elezioni 2016: Perché i romeni all’estero non si sono iscritti nel Registro elettorale

0
1096

La scadenza, mercoledì scorso, del termine entro cui gli elettori romeni con domicilio o residenza all’estero potevano presentare la richiesta per iscriversi nel Registro elettorale, mostra che la legge non ha convinto i romeni della diaspora.

L’Autorità Elettorale Permanente (AP) annunciava all’inizio della settimana scorsa che sono state convalidate poco più di 9.000 richieste di iscrizione nel Registro elettorale da parte degli elettori romeni con domicilio o residenza all’estero. Tra queste, 6.673 menzionano l’opzione di voto per corrispondenza e 2.443 il voto in seggi elettori.

I romeni possono votare anche nei seggi elettorali allestiti presso le sedi diplomatiche, e anche in quelli supplementari, creati nelle città in cui ci siano almeno 100 richieste in questo senso da parte dei romeni residenti lì.

Daniel Tecu, presidente della Federazione delle Associazioni dei Romeni d’Europa, ha dichiarato per Romania Tv.net che ci sono molti motivi per cui i romeni all’estero non si sono iscritti nel Registro elettorale.

“Ho sentito da molti romeni della diaspora che il motivo per cui non s’iscrivono è che lo stato romeno chiede, oltre una copia del documento romeno, anche il documento di residenza del paese in cui vivono. Hanno paura che questi dati della loro residenza arrivino ad ANAF e possa così iniziare un’indagine finanziaria”, ha dichiarato Daniel Tecu (foto).

Daniel Tecu ha affermato che la legge elettorale è fatta male e che sembra che sia stata fatta in modo che i romeni della diaspora non possano votare.

“La campagna d’informazione che avrebbe dovuto spiegare ai romeni all’estero che per votare tramite corrispondenza avrebbero dovuto iscriversi nel Registro elettorale è stata piuttosto debole ed è costato molto. Più del 70% dei romeni della diaspora non sanno che  per votare, devono fare qualcosa”, ha aggiunto il rappresentante dei romeni in Spagna.

Leontin Cojocea, il presidente del Centro per Assistenza e Servizi dei Cittadini Romeni in Italia (CASCRI), elenca più motivi per cui i romeni all’estero non si sono iscritti nel Registro elettorale:

– L’oscurità e la complessità delle disposizioni legislative adottate e la loro modifica tardiva e parziale da parte delle autorità, che non hanno tenuto conto né dalle richieste delle organizzazioni romene rappresentative all’estero, e nemmeno delle necessità dei cittadini romeni all’estero;

– La mancanza di garanzie in merito alla metodologia adottata per il carattere universale, diretto, segreto e liberamente espresso del voto, nelle condizioni dell’attuale legislazione approvata con le ulteriori modifiche adottate, secondo le disposizioni della legge 299/2015, Art. 2, comma (1);

– La violazione da parte delle autorità competenti, delle norme di rappresentatività nel Parlamento Romeno dei cittadini romeni all’estero, previste dalla Legge 208/2015 Art. 5 comma (2), comma (3), comma (4) e comma (5).

In sostanza, il rappresentante dei romeni in Italia denuncia come la norma di rappresentazione per l’elezione della Camera dei Deputati preveda un deputato per ogni 73.000 abitanti, e la norma di rappresentazione per l’elezione del Senato sia di un senatore per ogni 168.000 abitanti, cosa che però non si applica per i romeni all’estero, cui hanno assegnato quattro deputati e due senatori per un numero di romeni almeno uguale a quello di Bucarest, che ha 13 senatori e 29 deputati.

Leontin Cojocea sottolinea anche la mancanza di efficienza delle misure adottate dalle autorità, al fine di informare e diffondere la metodologia adottata.

 

Il numero dei romeni attesi al voto è doppio rispetto al 2012

“Se valutiamo il criterio di partecipazione in base ai dati ufficiali esistenti circa la presenza all’estero dei cittadini romeni e sul numero dell’elettorato che vota all’estero, constateremo che l’indice di partecipazione rappresenta circa il 7,5% del potenziale dell’elettorato con diritto di voto partecipante e registrato alle elezioni presidenziali del 2014 e solo dell’1,2% alle parlamentari del 2012. Non bisogna dimenticare che, alle elezioni del 2014, la partecipazione dei cittadini al voto è stata molto più grande, e molti di loro non hanno potuto esercitare il diritto di voto a causa della mancanza di organizzazione delle autorità competenti e delle condizioni necessarie. Tutti questi dati riflettono certamente e concretamente il fatto che sia la legislazione in vigore, sia la metodologia di applicazione adottata e il numero dei seggi elettorali organizzati all’estero, ogni volta in occasione dei processi elettorali organizzati fino a questo momento, sono inefficienti, perché non garantiscono da parte dello stato romeno e delle autorità competenti l’esercizio di un diritto fondamentale dei cittadini: il diritto di voto”, dichiarata Leontin Cojocea per Romania TV.net.

Daniel Tecu ha osservato che il numero dei votanti si è raddoppiato da uno scrutinio all’altro, per lo stesso tipo di elezioni.

“Se allo scrutinio del 2012 abbiamo avuto 60.000 voti per le elezioni parlamentari, consideriamo che stavolta ne avremo almeno il doppio”, prevede il rappresentante dei romeni in Spagna.

 

Quanti romeni ci sono in Italia e Spagna

“Secondo i dati statistici ufficiali italiani, nel 2014, il numero dei cittadini romeni registrati come residenti in Italia era di 1.131.839. I dati forniti dalle autorità competenti e dall’INS della Romania sono nettamente inferiori e completamente diversi. Ciò denota una situazione assai oscura a livello generale in Romania, che si riflette, ecco, in questo caso, anche nell’organizzazione del processo elettorale previsto per quest’anno. I dati non ufficiali mostrano tuttavia una presenza romena in Italia di circa 1,7 – 1,8 milioni di cittadini, considerando la categoria di quei cittadini romeni con domicilio in Romania e presenti per breve tempo all’estero, che svolgono varie attività lucrative (dichiarate o non dichiarate) senza registrarsi in precedenza presso gli uffici locali d’iscrizione anagrafica della popolazione, d’amministrazioni locale italiana, un fenomeno con cui ci confrontiamo sempre più spesso negli ultimi anni sia in Italia che in altri paesi europei. Le ragioni per la mancata di iscrizione di quest’ultima categoria menzionata sono facili da capire”, dichiara Leontin Cojocea.

D’altra parte, Daniel Tecu sostiene che “in Spagna, in questo momento, ci sono circa 800.000 romeni iscritti nei registri dei comuni ma riteniamo che circa il 30% che non abbia documenti di soggiorno”.

“Il voto per corrispondenza è un metodo molto buono, ma credo che debba essere migliorato dal punto di vista tecnico. Inoltre, l’ho detto molte volte, i romeni della diaspora desiderano anche il voto elettronico, quindi si dovrà fare qualcosa almeno per le future elezioni.

Apprezzo il fatto che il Governo abbia preso finalmente in considerazione gli sforzi di FADERE e abbia dato l’Ordinanza di Governo che permetterà di creare seggi elettorali ovunque sia necessario in diaspora. Ritengo che i romeni della diaspora siano ancora discriminati fino a quando, per decidere il numero dei parlamentari, si utilizzerà un algoritmo diverso da quello che si usa in patria. In Romania, abbiamo un deputato per ogni 70.000 abitanti, mentre per la  diaspora un deputato per ogni 1.400.000 romeni. Circa 20 volte meno. Mi sarebbe piaciuto che anche il presidente della Romania, Klaus Iohannis, difendesse i diritti dei romeni della diaspora. Non capisco perché quando è stato eletto, il voto dei romeni aveva un certo valore, e adesso è 20 volte meno importante”, ha concluso il rappresentante dei romeni della Spagna.

Leontin Cojocea considera che le misure legislative abbiano creato uno stato di disperazione per i cittadini romeni all’estero, ci sentiamo tutti non solo umiliati e derisi, com’è accaduto alle elezioni presidenziali del 2014, ma anche ignorati dalla politica romena. Se questa attività politica è e resterà solo di “conquista temporanea” dell’elettorato romeno all’estero per ottenere il suo “voto”, e per i prossimi 4 anni sarà abbandonato di nuovo, io non la considero solo inefficiente ma anche distruttiva per i cittadini romeni all’estero. È questo il motivo per cui i cittadini romeni hanno perso sempre più la fiducia nella classe politica attuale e nei governi di Bucarest dell’ultimo periodo.

“Vorrei che ogni cittadino romeno possa votare a prescindere dal posto i cui si trova. La sua posizione territoriale non dovrebbe essere una condizione per esercitare il diritto di voto e per la sua volontà di partecipare attivamente ai processi elettorali organizzati dallo stato romeno.

Indipendentemente dal numero di quelli che vorrebbero votare o che voteranno, viste le misure legislative adottate, e quello che si vuole organizzare a Bucarest, il loro numero in relazione al numero totale dell’elettorato romeno all’estero sarà assai ridotto e comunque inferiore a quello registrato alle elezioni presidenziali del 2014”, ha sottolineato Cojocea.

 

La campagna del Ministero degli Esteri non ha avuto il successo previsto

 Il Ministero degli Affari Esteri ha svolto una campagna d’informazione sulle modalità di voto all’estero, nell’Aeroporto Otopeni e nei valichi di frontiera romeni, dove sono stati distribuiti depliant e moduli d’iscrizione al Registro elettorale.

“Il MAE collabora intensamente con la Polizia di frontiera per distribuire (…) le informazioni relative alla registrazione nel Registro elettorale. (…) Sono stati distribuiti 100.000 depliant e 100.000 moduli d’iscrizione nel Registro elettorale. Li distribuiamo sia qui, nell’Aeroporto Henri Coanda, che nei punti di controllo e valico di frontiera romena”, ha dichiarato il portavoce del MAE, Ionut Valcu.

Quest’ultimo ha precisato che i depliant e i moduli sono stati distribuiti anche dalle ambasciate e dai consolati della Romania all’estero.

NO COMMENTS