Nuova inchiesta aperta dalla DNA contro l’ex premier Victor Ponta

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La Corte Suprema sospende una parte dei divieti imposti dalla misura del controllo giudiziario

L’Alta Corte di Cassazione e Giustizia (ICCJ) ha sospeso venerdì una parte dei divieti disposti nel caso dell’ex premier Victor Ponta, e quest’ultimo ha ottenuto il diritto di parlare con la stampa delle accuse mosse nel caso che lo riguarda.Anche il divieto di lasciare il paese è stato sospeso.

Victor Ponta resta sotto controllo giudiziario ed è ancora valido il divieto di contattare i testimoni e gli altri sospetti del caso, il divieto di detenere e utilizzare armi, l’obbligo di presentarsi settimanalmente presso la polizia, come anche di fronte ai giudici e agli inquirenti della Direzione Nazionale Anticorruzione (DNA) ogni qualvolta sia chiamato.

La decisione dell’Alta Corte di Cassazione e Giustizia è definitiva.

L’ex premier si è presentato, sabato mattina, presso la sezione 6 della Polizia di Bucarest, dove gli sono state comunicate le modifiche sul controllo giudiziario.

In seguito, Victor Ponta ha trasmesso sulla sua pagina di Facebook: “Sono contento di aver avuto fiducia nelle decisioni dei giudici – farò così d’ora in poi – solo per la VERITÀ e la GIUSTIZIA cui abbiamo diritto tutti!”

D’altra parte, martedì scorsoGli inquirenti DNA di Ploiesti hanno messo Victor Ponta sotto controllo giudiziario per un periodo di 60 giorni, sospettato di aver utilizzato la sua influenza o autorità allo scopo di ottenere per sé o per altri denaro, beni o altri indebiti vantaggi e di complicità al reato di riciclaggio di denaro.

Gli inquirenti spiegano nell’ordinanza che “per nominare come candidato sulle liste di un partito politico un uomo d’affari, in un seggio elettorale dove la formazione politica potesse avere la certezza di ottenere un mandato per cui si candidava, Ponta Victor Viorel, nella sua qualità di presidente del rispettivo partito politico, ha utilizzato la sua autorità per confermare la proposta di quell’uomo politico sulla lista dei candidati. La conferma della proposta è stata fatta da Ponta Victor Viorel allo scopo di ottenere vantaggi che non gli spettavano, costando nel pagamento della somma di 220.000 euro, necessaria ad organizzare una visita in Romania di una personalità politica straniera. Si cercava, tramite la mediatizzazione di incontri accanto a personalità di notorietà internazionale, che Ponta Victor Viorel guadagnasse capitale elettorale, nelle condizioni in cui, nel corso dell’anno 2012, secondo il calendario elettorale, dovevano svolgersi elezioni locali e parlamentari. La somma di 220.000 euro è stata ottenuta tramite persone interposte dall’uomo d’affari, divenuto così eleggibile”.

Nello stesso caso, il deputato PSD e buon amico di Ponta, Sebastian Ghita è stato messo anche lui sotto controllo giudiziario per 60 giorni, martedì sera, dalla DNA Ploiesti, con l’accusa di complicità al reato di riciclaggio di denaro: gli inquirenti sostenendo che l’uomo d’affari abbia dato all’ex premier Ponta 220.000 euro per assicurarsi un posto eleggibile alle elezioni del 2012. Ed egli contestò la decisione.

“Da quello che ho capito io, si tratta dell’incontro del 2011 tra l’ambasciatore UK a Bucarest, Tony Blair e Mihai Razvan Ungureanu, per la consegna del titolo di dottore honoris causa a Tony Blair. Credo che quelli della DNA di Ploiesti stiano investigando il problema Tony Blair. Non conosco esattamente tutte le accuse. Non ho alcuna aspettativa, ma dal modo in cui fanno i dossier quelli dell’unità di elite, spero che non si arrivi a chiederci dell’incontro nell’Africa del Sud tra Ponta e Obama e Blair. Sono attivi a Ploiesti. Non credo si tratti di corruzione. Credo che siano molto restrittivi oggi per quanto riguarda il modo in cui vediamo le nostre attività. Se interpretiamo ogni cosa nella vita come corruzione allora avremo molti casi aperti. Domani, dopodomani anche la vendita di una casa, di una macchina, con una piccola denuncia arrangiata può diventare una corruzione che uccide”, ha dichiarato martedì Sebastian Ghita, presso l’Alta Corte di Cassazione e Giustizia.

Ancora, gli inquirenti mostrano che per dare l’impressione che la visita dell’ex leader straniero in Romania non fosse su iniziativa del partito, “si è stabilito che l’intera attività debba essere organizzata tramite un’organizzazione non profit e apolitica, che diffondesse l’idea che l’incontro della persona pubblica straniera con Ponta Victor Viorel avrebbe avuto luogo su iniziativa del primo”. A questo scopo, spiegano gli inquirenti nell’ordinanza, Victor Ponta, insieme all’uomo d’affari avrebbero chiesto al rappresentante dell’organizzazione non profit di trovare una modalità per invitare il politico straniero in Romania senza render noto che l’iniziativa apparteneva a Victor Ponta, e che il pagamento determinato da questo evento fosse sopportato dall’uomo d’affari tramite una società commerciale controllata da persone interposte.

“In questo senso, per dissimulare l’origine illecita della somma di 220.000 euro, l’imputato Ponta Victor Viorel ha accettato, in accordo con l’uomo d’affari, la conclusione successiva di due contratti. Dopo aver ricevuto gli indebiti vantaggi, costando nella somma di 220.000 euro necessaria per ottenere capitale elettorale per Ponta Victor Viorel e per la formazione politica da lui rappresentata, secondo l’intesa l’uomo d’affari è stato confermato dal presidente del partito, Ponta Victor Viorel, come candidato del partito, all’interno di un collegio elettorale della contea di Prahova”, precisa il comunicato DNA.

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