Un rischio da non sottovalutare

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La cancelliere Angela Merkel ha ammesso che gli europei erano impreparati di fronte al problema dei migranti anche perché hanno preferito ignorare il dovere della solidarietà tra gli stati dell’UE. Anche la Germania, che oggi non riesce a convincere che pochi stati ad accettare una ripartizione proporzionale dei rifugiati, non troppi anni fa si era opposta a questo principio. Il prezzo di questo cieco egoismo è la rinascita dell’estrema destra, adesso più vicina al potere in tanti paesi europei, primo fra tutti la stessa Germania. Il pretesto delle parole proferite dalla Merkel un anno fa, che aprì le porte del suo paese ai tantissimi profughi siriani, sono state le atrocità del nuovo Stato Islamico e la filantropia ancor viva tra gli occidentali. Ma la maggior parte dei migranti non sono profughi che scappano da un paese in guerra. L’ha affermato la stessa Angela Merkel: servono intese più efficienti con i paesi dell’Africa, da dove vengono moltissimi migranti economici. Il vero problema dell’Unione Europea resta però la sua identità. Lo dimostra, ancora una volta, il caso del burkini in Francia. Vietarlo significherebbe rinunciare all’attuale filosofia politico-giuridica, ma evitare il dibattito sarebbe una viltà che prima o poi dovremo pagare. Il burkini non è un abito come tanti altri, solo un po’ più esotico. Non è neanche un’uniforme, perché non rappresenta la divisa di un mestiere. Il burkini, come gli altri abiti islamici che sono stati i suoi modelli, e l’espressione di una certa teologia. Una teologia incompatibile con i nostri attuali valori politico-culturali. Se non troveremo una saggia e coraggiosa politica nei confronti dell’Islam – quello vero e non quello mitico – e delle migrazioni, rischiamo una democratica ascesa della nuova estrema destra. È un rischio che non dobbiamo sottovalutare, perché l’integrazione non è solo un diritto.

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