Gli italiani investono in Romania in… bambù gigante

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Il bambù, riconosciuto come una cultura specifica per la Cina più che per l’Europa, è portato in Romania dal Consorzio Italiano del Bambù, che desidera popolarizzare questa pianta tra gli agricoltori dell’UE. È un’idea inedita, abbracciata con molto coraggio da un gruppo di imprenditori italiani che si è proposto di coltivare da noi 20 ettari con questa pianta, secondo Angrointel.ro.
Coltivato in questo momento solo a scopo decorativo, il bambù rappresenta una vera industria in Asia, dov’è utilizzato quasi integralmente: tronco, radici, rizomi, foglie, e anche i germogli sono richiesti nei ristoranti tipici della regione asiatica.
Gli imprenditori che contano sul bambù hanno esperienza e, a casa loro, nello Stivale, sfruttano già 1.400 ettari di bambù gigante. In Romania sono stati attratti certamente dal terreno molto più economico e dalla forza di lavoro accessibile. In più, sono interessati a collaborare con gli agricoltori romeni, scrive Agrointeligenta.
“Tra le oltre 1.200 specie e 80 generi di bambù coltivati in Cina abbiamo scelto la specie chiamata
Phyllostachys edulis (pubescens – ndr.), una specie di bambù scelta per le sue caratteristiche qualitative, produttive a di adattabilità. Abbiamo poi raccolto i semi di questa specie, che utilizzammo per produrre piantine da porre in spazi protetti in Italia. Il 2014, l’anno 0 nella coltivazione del bambù in Europa, è cominciato con l’apparizione delle prime piantagioni di bambù in Italia. In questo momento ci sono già 1.400 ettari coltivati in Italia e cominciamo a coltivare anche i primi ettari di bambù in Romania”, ha dichiarato Giovanni Bezze, del Consorzio Italiano del Bambù, durante una conferenza presso l’Università di Scienze Agronomiche e Medicina Veterinaria (USAMV) di Bucarest. Qui, il bambù gigante è riuscito a suscitare l’interesse dei ricercatori, che hanno creato una piantagione sperimentale, per osservare come si comporta questa pianta in Romania.
“Di solito, una volta creata, una coltura di bambù può essere utilizzata 80-100 anni, senza altri lavori di mantenimento, ad eccezione di quelli di raccolta della massa legnosa, dei germogli e dei rizomi. Questo nuovo tipo di piantagione di bambù potrebbe sostituire tutta la materia prima necessaria nelle costruzioni in legno. Grazie alla durezza e alla resistenza del suo legno, è possibile realizzare il bambù in costruzioni gigantesche, che per di più resistono senza problemi ai terremoti”, ha spiegato lo specialista italiano, secondo la fonte citata.
Gli italiani del Consorzio Italiano del Bambù, per cominciare, intendono piantare in Romania 20 ettari di bambù e assicurare l’acquisto dell’intera produzione agli agricoltori più coraggiosi, che puntino su questa pianta.
Finora, un agricoltore coraggioso di Timis ha deciso di rischiare e ha posto così le basi della prima piantagione di questo tipo, creata quest’anno su un terreno di 5 ettari.
Mentre una piantagione commerciale di legno ha bisogno di 20-30 anni per produrre materiale legnoso di qualità, una piantagione di bambù realizza materiale legnoso migliore dal punto di vista qualitativo in un periodo di tempo assai inferiore. Nella piantagione di bambù, man mano che il materiale legnoso viene raccolto, esso diventa sempre più spesso, per effetto della proliferazione dei rizomi. Una piantagione del genere allora può produrre tra 50 e 70 tonnellate di massa legnosa all’anno.
Per piantare un ettaro con una densità di 480 piante, sono necessari 14.350 euro per il materiale da piantare.
In Italia, il bambù è chiamato “il porcellino verde” perché può essere utilizzato assolutamente tutto, dal tronco alle foglie, ai germogli e ai rizomi.

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