Centinaia di romeni rimpatriati dal caos della Turchia

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Oltre 200 romeni hanno trascorso molte ore di fila all’aeroporto di Istanbul, durante e dopo il tentativo di colpo di stato in Turchia. Il Ministro degli Affari Esteri, Lazar Comanescu, ha dichiarato che il MAE ha creato una cellula di crisi. Numerose aeronavi messe a disposizione dallo stato romeno hanno portato a casa gruppi di connazionali dall’aeroporto di Ataturk, e i costi dei voli umanitari sono stati sopportati grazie al fondo per le situazioni di emergenza e crisi.
Il Ministero degli Affari Esteri precisa che le due squadre consolare mobili dell’Ambasciata Romena a Sofia continuano ad accordare assistenza su due dei punti di frontiera terrestre con la Turchia, dove il traffico è più intenso, facilitando il transito di oltre 35 autoveicoli con cittadini romeni.
Le squadre mobili del Consolato Generale della Romania a Istanbul, offrono assistenza ai cittadini romeni che si trovano all’Aeroporto Internazionale Ataturk.
Nella notte tra il 15 luglio e il 16 luglio, un gruppo dell’Esercito turco ha cercato di rovesciare il governo di Ankara. Numerosi spari d’arma da fuoco sono stati sentiti nella capitale della Turchia e a Istanbul. Sulle strade della Turchia sono comparsi carri armati e molti aerei ed elicotteri militari hanno perlustrato le zone conflittuali. Nella stessa notte, il Parlamento turco di Ankara è stato bombardato e, nelle prime ore, gli aeroporti sono stati chiusi, e l’accesso ad internet e alle reti di socializzazione è stato ristretto.
Fonti governative turche hanno dato informazioni sul fatto che il capo dello Stato Maggiore dell’esercito e altri generali di alto livello siano stati presi in ostaggio. Una parte di questi è stata in seguito liberata, dopo che le autorità turche hanno ristabilito il controllo della situazione.
Il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, sostiene che il colpo di stato militare sia stato coordinato dai simpatizzanti del predicatore musulmano Fethullah Gulen, suo avversario che vive negli Stati Uniti, e per questo Erdogan avrebbe esortato il popolo a uscire in strada.
“Esorto il popolo turco a uscire nelle piazze pubbliche e negli aeroporti. Non ho mai creduto in un potere politico più grande che quello del popolo”, ha sottolineato Erdogan, che si trova in un posto sicuro.
Migliaia di persone hanno risposto all’appello lanciato da Recep Erdogan e sono usciti in strada, e decine di militari implicati nel colpo di stato si sono arresi in Piazza Taksim, a Istanbul, dopo essere stati circondati dalla Polizia.
La situazione in Turchia in questo momento è “totalmente sotto controllo”, ha annunciato sabato pomeriggio il premier Benali Yildirim. Il bilancio ancora provvisorio del tentativo di colpo di stato in Turchia è di 265 morti e di circa 3.000 militari, partecipanti al complotto, arrestati preventivamente, annuncia Yildirm.
Decine di migliaia di turchi sono usciti sulle strade di Istanbul e Ankara per celebrare il fallimento della golpe ma anche per mostrare il loro sostegno nei confronti del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan. Quest’ultimo ha sostenuto un discorso di fronte alla folla e ha chiesto agli Stati Uniti di consegnare alla Turchia il predicatore musulmano Fethullah Gulen, che Erdogan ritiene il mandante del tentativo di golpe. Una manifestazione simile ha avuto luogo anche nella capitale Ankara.
Il presidente romeno, Klaus Iohannis, ha trasmesso un messaggio di la stabilità per la Turchia, regione importante per la sicurezza regionale, europea e internazionale, e ha espresso la speranza che l’ordine pubblico in questo paese possa essere ristabilito nel più breve tempo possibile.
“La Turchia è un partner strategico della Romania e alleato all’interno NATO, e la stabilità del paese, sulla base del rispetto della democrazia e delle istituzioni democratiche scelte dal popolo turco, è importante per la sicurezza regionale, europea e internazionale”, si mostra nel comunicato dell’Amministrazione Presidenziale.
Il premier Dacian Ciolos ha condannato l’attacco a Nizza nella Giornata Nazionale della Francia e d è venuto a conoscenza della situazione dei romeni che si trovavano in Turchia dopo il colpo di stato.

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