Il futuro Regeni

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Il Senato italiano sfida l`Egitto. Dopo che il regime di Al Sisi ha fatto di tutto per insabbiare la verità sull`uccisione del giovane ricercatore italiano, agravando i sospetti che si tratasse niente meno che di un crimine di stato, il governo di Roma sembrava incapace di convincere l`opinione pubblica che non accetterà, prima o poi, l`impunità di fatto dei veri colpevoli. C`è chi dice che la decisione del Senato di bloccare le forniture di pezzi di ricambio per i caccia egiziani non serve a niente, aiutando invece gli islamisti del Sinai. E che senza una decisione congiunta dei paesi europei, l`Egitto potrà procurarsi faculmente gli stessi pezzi altrove. Dunque si tratterebbe solo di populismo da parte del partito di un premier che ha tanto bisogno, per i vantaggi degli accordi commerciali e per una efficiente cooperazione regionale contro il caos libico, di amici politici in Egitto. Un premier che nello stesso tempo cerca di convincere gli altri leader europei di guardare Putin con meno diffidenza, per poter rinunciare al attuale blocco economico. Un blocco con serie conseguenze per l`Italia, dove le esportazioni verso la Russia sono diminuite di un terzo negli ultimi due anni. Lottare per una causa morale ha sempre il suo prezzo e spesso non vogliamo pagarlo. Ci aiuta anche la scusa che meglio la realpolitik che le contradizzioni dell`idealismo. Ma a cosa servirà chiudere gli occhi sul delitto Regeni? Un governo al di sopra della legge non riuscirà mai a sconfiggere veramente il terrore. E per questo che vale la pena di sfidare la prepotenza di certi governi che approfittano del loro ruolo nei conflitti del mondo per mettere il pugno in bocca ai propri cittadini. Alla pari del Senato italiano, tutti gli altri Senati dei paesi membri dell`Unione Europea dovrebbero sfidare nello stesso modo regimi come quello di Al Sisi. Perché non è vero che le pressioni internazionali non contano. Cosa aspettano gli altri europei? Il futuro Regeni sarà forse francese, spagnolo, slovacco, romeno…

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