I parlamentari si sono sfogati alla fine della stagione

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I parlamentari hanno votato quasi in unanimità, in una riunione della plenaria unita, la depenalizzazione del conflitto di interessi per coloro che abbiano assunto parenti negli uffici parlamentari fino all’anno 2013.
Ci sono stati 306 voti a favore e una sola astensione.
Secondo l’Agenzia Nazionale di Integrità (ANI) l’intervento legislativo non era necessario poiché neanche prima della legge del 2013 era possibile assumere i parenti nei propri uffici parlamentari.
Nel periodo 2011 – 2015, l’Agenzia Nazionale di Integrità ha constatato, tra deputati e senatori, 56 casi di conflitto di interessi di natura amministrativa e 26 casi di conflitto di interessi di natura penale. Per quanto riguarda i conflitti di interessi di natura amministrativa, l’ANI ha vinto in modo definitivo e irrevocabile in 22 dei casi, e solo in un caso il tribunale ha annullato il rapporto di valutazione emesso dall’Agenzia, mentre il resto dei casi sono ancora in corso. In riferimento ai conflitti di interessi di natura penale, in 18 casi l’istanza ha emesso sentenze di condanna a carcere con la sospensione della pena, in 3 casi multa amministrativa e in 5 casi, i dossier sono in corso di preparazione dagli organi di indagine penale.

Voto positivo anche per le pensioni “speciali”

Dopo che il Senato ha votato a favore del progetto relativo alle pensioni speciali degli eletti locali, questo beneficeranno di pensioni tra 1.000 e 6.500 ron, in base alle posizioni occupate e al numero di mandati. L’anzianità minima per incassare la pensione è un mandato intero, e il numero massimo di mandati è tre. Le pensioni variano in base all’anzianità ma anche alla posizione detenuta: sindaco di comune (1.000 – 3100 ron), sindaco di città (1.300-3.900 ron), sindaco di municipio (1.600 -6.500 ron), presidente di consiglio provinciale (1.700 – 5.200 ron). Se il Senato è foro decisionale nel caso di questo progetto di legge, i parlamentari hanno preso questa decisione sebbene la legge fosse stata dichiarata in precedenza incostituzionale dalla Corte Costituzionale (CCR).

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