È cresciuto il numero dei romeni in Italia

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In Italia, sono presenti circa 200 nazionalità: cittadini di una nazione europea nel 50% dei casi(2,6 milioni di persone), di cui poco più del 30% (1,5 milioni) di un paese dell’UE, secondo i dati Istat. La cittadinanza più rappresentata è quella romena (22,9%) seguita da quella albanese (9,3%).
In Italia, alla fine del 2015 erano residenti 1.151.395 romeni, di cui 492.737 uomini e 658.658 donne. Alla fine del 2014, l’Istat registrava 1.131.839 residenti romeni in Italia, 487.203 uomini e 644.636 donne. Abbiamo quindi una crescita di circa 20.000 romeni in Italia in un solo anno.
Il 31 dicembre 2015 in Italia abitavano 60.665.551 persone. L’informazione è fornita dall’Istat, che certifica come durante il 2015 il numero dei residenti abbia registrato una diminuzione consistente, per la prima volta negli ultimi 90 anni: diminuzione di circa 130.000 unità. La diminuzione si riferisce in modo esclusivo alla popolazione con cittadinanza italiana – 141.777 residenti in meno – mentre la popolazione straniera cresce a 11.716.
Sommando i flussi d’ingresso (nascite e immigrazioni) e sottraendo quelli d’uscita (decessi ed emigrazioni), la popolazione residente calcolata al 31 dicembre 2015 è 60.665.551, con una diminuzione di 130.061 unità rispetto all’anno precedente. Lo stesso calcolo, effettuato per la popolazione straniera, ha registrato una crescita di solo 11.716 unità, portando il numero dei cittadini stranieri residenti in Italia a 5.026.153, equivalente all’8,3% dei residenti. La diminuzione è bilanciata dall’ottenimento della cittadinanza italiana da parte di una sempre più ampia componente straniera (+178.000).
Alla diminuzione costante delle nascite nel 2015, si è affiancata una crescita significativa dei decessi. La diminuzione delle nascite continua dal 2008. Nel 2015 le nascite sono state meno di mezzo milione (-17.000 rispetto al 2014) di cui 72.000 persone straniere (14,8% del totale), secondo la fonte citata.
Il numero dei decessi è stato superiore a 647.000, circa 50.000 in più rispetto al 2014. Si tratta, sottolinea Istat, “di una crescita sostenuta, che va attribuita a fattori strutturali nonché congiunturali. L’eccesso di mortalità è stato registrato nei primi mesi dell’anno e soprattutto nel mese di luglio, quando ci sono state temperature particolarmente alte per un periodo prolungato di tempo”.
Gli italiani sono sempre più anziani: 6,7% della popolazione supera 80 anni, mentre si riduce la popolazione che ha meno di 15 anni e quella di età attiva. L’età media della popolazione è di 44,7 anni e il processo di invecchiamento colpisce tutte le regioni d’Italia anche se con intensità diverse: nel Centro-Nord l’età media supera 45 anni, nelle regioni del sud è poco oltre 43 anni.
Da alcuni anni si registra un rallentamento dell’immigrazione all’estero, mentre l’emigrazione cresce. Quelli registrati nell’evidenza della popolazione, provenienti da un paese straniero sono stati in numero di 280.000, stranieri nel 90% dei casi. Il numero degli italiani che ritorna dopo un periodo di emigrazione all’estero è di 30.000. Per contrasto, circa 147.000 persone hanno lasciato il paese nel 2015, di cui 100.000 con cittadinanza italiana.

I principali contribuenti

A pesare il contributo fiscale dell’immigrazione in Italia è uno studio della Fondazione Leone Moressa. I risultati? Nonostante restino grandi sacche di nero, stando alle dichiarazioni dei redditi del 2015, “l’impatto fiscale della presenza immigrata in Italia è in questo momento molto rilevante. Un contributo dato alle casse dello Stato da circa 2,2 milioni di contribuenti (il 7,2% del totale) che vale circa 6,8 miliardi di euro. Nel bilancio complessivo sui costi e benefici dell’immigrazione, il gettito Irpef è sicuramente una delle voci d’entrata più significative, a cui vanno tuttavia aggiunte le imposte indirette, le accise sui carburanti, le tasse su permessi di soggiorno e acquisizione di cittadinanza”.
Chi versa di più? Sicuramente i romeni, che rappresentano il 18,2% dei contribuenti nati all’estero, come mostra La Repubblica.
“Tra i cittadini stranieri che lavorano in Italia, i romeni sono quelli che contribuiscono di più al budget del paese, con oltre il 18% del totale di circa 7 miliardi di euro, mostra uno studio realizzato dalla Fondazione Leone Moressa. Questa cifra mostra ancora una volta il contributo positivo che la comunità romena d’Italia porta alla società della penisola”, ha scritto Dan Stoenescu, ministro delegato per le Relazioni con i Romeni all’Estero sulla sua pagina di Facebook.
Seguono albanesi (7,2%) e marocchini (5,4%). Ma le comunità “storiche” sono in difficoltà: “Probabilmente continuano a risentire della crisi, oltre che di dinamiche demografiche che fanno diminuire in parte la popolazione attiva”. In forte aumento invece la Cina: 92mila contribuenti che versano quasi 250 milioni di euro di Irpef, registrando un +6,5% nel numero di contribuenti e +11,9% nelle tasse pagate. Molto dinamici anche altri migranti dell’Asia meridionale: India e Bangladesh hanno registrato nel 2015 un aumento del 7,1% nel numero di contribuenti, mentre le Filippine addirittura un +10%.

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