A caccia di convergenze

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Investimenti, scambi commerciali, politiche europee – il presidente Sergio Mattarella è arrivato in Romania in uno dei momenti più fortunati dei rapporti tra i due paesi. Ma quello che conta di più è che l`importantissima presenza romena in Italia non è più percepita come non molti anni fa, quando c`era chi tirava l`allarme per paura di una nuova `invasione dei barbari`. D`allora l`immigrazione sfrenata è diventata un grave problema per tutta l`Unione Europea, ma la diffidenza va adesso piuttosto verso chi viene dall`Africa o dall`Asia che verso gli europei dell`Est. Certo, non tutti gli italiani sono felici con i loro nuovi vicini romeni. Probabilmente non tutti resteranno per sempre, ma sicuramente i rapporti futuri saranno piu intensi anche per merito di questa dinamica demografica. Ma la verità è che non bastano più di un milione di romeni in Italia e rapporti economici eccelenti, servono anche convergenze politiche e culturali. Il premier Matteo Renzi aveva puntato su Victor Ponta, senza pensare che i suoi giorni come politico erano contati. Altri legami ideologici, non solo formali, mancano tra i partiti dei due paesi. Per non parlare di culture contemporanee che troppo spesso si ignorano a vicenda. E se Renzi cerca di riavvicinare la Russia all`Unione Europea, i romeni, come gli altri paesi dell`Est, preferiscono una linea più dura contro le provocazioni di Putin. C`è bisogno di una nuova élite politica e culturale romena veramente preoccupata dei valori italiani. Non dobbiamo illuderci: nel nuovo mondo globalizzato i legami preferenziali di una volta non possono essere più gli stessi. Ma oggi più che mai è l`influenza culturale che conta, come lo dimostra il caso dell`America. Senza un nuovo interesse per la sua cultura attuale, l`Italia restera anche per i romeni piuttosto un bel posto dove vivere restando stranieri.

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