Luca Bistolfi, scrittore e giornalista italiano: “La Romania è un tesoro culturale e storico inestimabile sotto tutti gli aspetti”

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Appassionato di storia e cultura romena, lo scrittore, giornalista e traduttore italiano Luca Bistolfi ha accordato un’intervista in esclusività per l’Agenzia Stampa “Rador” in cui parla apertamente degli immigrati romeni in Italia e dell’impatto della stampa della Penisola sulla mentalità degli italiani nei confronti dei cittadini romeni.
Luca Bistolfi conosce perfettamente la lingua romena e, nel tempo, ha tradotto e pubblicato innumerevoli articoli sulla Romania. Allo stesso tempo ha tradotto l’edizione italiana di “La fine dei Ceausescu” di Grigore Cartianu, pubblicata nel 2012.
Alla domanda su quali crede che siano i principali problemi con cui si confronta la migrazione romena in Italia, Luca Bistolfi ha risposto che non si può parlare di una “migrazione romena” e che si dovrebbe parlare piuttosto di casi singolari.
“Gli immigranti romeni hanno pagato in primo luogo per l’ignoranza storica degli italiani nei confronti della Romania: per loro i romeni erano e sono rimasti un popolo non conosciuto, lontano, come accade inoltre con tutti i popoli d’Europa dell’Est. Paradossalmente in Italia si sa molto di più sulle abitudini e costumi di alcuni popoli africani o asiatici che di quelli di Bulgaria, Russia, Polonia, Ungheria, Romania e così via.
Quindi gli italiani non sapevano come relazionarsi con i nuovi arrivati. Poi c’è anche una grande ignoranza religiosa. Anche in questo caso l’Islam, per esempio, anche se è estremamente sbagliato, è più conosciuto che la Chiesa Ortodossa, di cui non si sa niente. Poi, va detto che molti immigranti romeni si presentavano e si presentano male. Affermo questo in seguito a molte esperienze personali. E, dato che la gente era completamente impreparata, ha messo tutti sullo stesso piano senza fare alcuna differenza; quindi tutte le romene sono frivole e tutti i romeni sono bestie alcolizzate. È ovviamente una visione che non mi appartiene affatto ma di cui dobbiamo tener conto nella nostra analisi”, ha affermato lo scrittore.
“Gli altri problemi sono quelli con cui tutti gli immigranti – salvo le masse dei migranti dei paesi arabi, che devono essere inquadrati in un contesto geopolitico molto più tragico e diverso – si confrontano quando arrivano qui: l’integrazione sociale e sul mercato del lavoro e le relazioni con i connazionali. Si può aggiungere un dettaglio assai curioso, che deve tener conto della frustrazione subita dai romeni negli ultimi anni del governo nazionale comunista di Ceausescu. Molti romeni aspiravano ad una rivincita sociale, volevano affermarsi ad ogni costo anche oltre le frontiere della Romania, quindi hanno fondato associazioni, giornali, hanno trovato posti di lavoro nella cinematografia e nel mondo culturale (pochissimi se ci rapportiamo al numero degli immigranti, ovviamente) ecc. e questo, mi direte, non è un problema, al contrario. Certamente, se gli autori di queste iniziative avessero avuto delle competenze. Molti hanno improvvisato, come accade di solito alla fine di un regime totalitario e, quindi, non hanno fatto una buona impressione, contribuendo all’apparizione di pareri negativi da parte italiana o alla loro indifferenza. Un aspetto esclusivamente positivo è la lingua: la somiglianza tra l’italiano e il romeno ha facilitato sicuramente l’integrazione degli immigranti. In ogni caso, con qualche eccezione, a quasi tutti i romeni che ho conosciuto personalmente – e ne ho conosciuto moltissimi – manca il loro paese. Chi non sente questa mancanza è dominato da un sentimento di completo sradicamento ed è incapace di qualsiasi sentimento nostalgico”, ha completato Bistolfi.

„Chi non è riuscito ad affermarsi nel proprio paese quando ne ha avuto la possibilità, è difficile possa farlo adesso, in un paese straniero”

Per quanto riguarda l’evoluzione socio-culturale della comunità romena d’Italia e le sue possibilità di affermarsi a livello della società italiana, Luca Bistolfi ha dichiarato che è sempre stato contrario al concetto di “comunità” quando si tratta dei romeni in Italia.
“Non esiste una comunità romena: esistono romeni in Italia, se per “comunità” non intendiamo un gruppo di persone che fanno una grigliata o ascoltano manele ai matrimoni, ma questa sarebbe una versione caricaturale del concetto di comunità. Poi dobbiamo tener conto anche dello spazio, urbano e/o rurale, dove si colloca e si raggruppa una comunità, com’è accaduto, mutatis mutandis, con gli italiani in America o con i cinesi. Nel caso dei romeni, assistiamo a una frammentazione imbarazzante, che si ricompone solo in occasione di eventi isolati, interessanti e a volte rilevanti, ma dal punto di vista storico, sociale e culturale non troppo significativi. Quindi non possiamo parlare di una evoluzione della comunità, perché questa non esiste. Così, i romeni pagano il loro desiderio di libertà seguita alla caduta del comunismo, animata poi dalla democrazia, evento nuovo e inaspettato, una libertà difficile da gestire e caotica. In pochi casi, alcuni sono riusciti ad affermarsi, come ho detto prima, ma sottolineo che si tratta di casi singolari, di individui che sono stati capaci di sfruttare la chance che la vita ha offerto loro. Se vogliamo guardare al problema in modo generale, dal punto di vista sociale, non posso che esprimere il mio disaccordo. Chi non è riuscito ad affermarsi nel proprio paese quando ne ha avuto la possibilità, è difficile che la possa fare adesso, e per di più in un paese straniero che ha già tanti problemi. Tuttavia, in generale, il grande numero di romeni in Italia, compreso chi è arrivato qui senza un scopo preciso nella vita, sono ben integrati dal punto di vista formale e sono ben ricevuti, almeno su larga scala. Poi, dovrebbe essere analizzata ogni situazione in parte: le frustrazioni individuali sono fondamentali in un’analisi di questo tipo ma sarebbe necessaria un’intera enciclopedia per sviscerare l’argomento”, ha notato lo scrittore.
Luca Bistolfi ritiene che l’iniziativa del governo italiano guidato da Matteo Renzi, che ha in vista progetti e facilitazioni per l’integrazione dei romeni sia “ridicola”. “Anche se ci sono persone estremamente preparate, la gran parte s’inquadra in ciò che io utilizzo di solito come paradigma: cioè quel tassista di Bucarest che, il giorno dopo il colpo di stato del dicembre 1989 è diventato senatore. Da questo punto di vista, gli italiani e i romeni si assomigliano molto. Per quanto riguarda la volontà politica di certi governi e di alcuni partiti è chiaro che si desidera “sfruttare” i romeni con diritto di voto in Italia. Nessun partito – sottolineo – nessuno vuole l’integrazione in sé e per sé, è solo un calcolo elettorale, quindi meschino, ipocrita. Alla fine, abbiamo a che fare con un rapporto simile a quello che avviene in natura a volte, noto come simbiosi, ma che dovrebbe essere chiamato per quello che è, vale a dire, sfruttamento reciproco. Un partito, al governo o no, integra i romeni che vogliono visibilità e carriera per ottenere un numero maggiore di voti. I primi sfruttano l’ambizione degli ultimi. Con una sola differenza: il governo è consapevole di ciò che fa, mentre gli altri si illudono di essere presi in considerazione per quello che valgono (se valgono qualcosa)”, ha affermato lo scrittore per Rador.

“Fino alla seconda guerra mondiale, le pubblicazioni degli autori romeni in Italia erano moltissime e prestigiose. Dopo 1989 è arrivato il disastro”

Per quanto riguarda la delinquenza dei romeni, così discussa in Italia, Luca Bistolfi considera che la loro delinquenza sia “come quella degli italiani, dei magrebini o degli albanesi”.
“In un sistema come il nostro non può non nascere la delinquenza. Per quanto riguarda un peggioramento della situazione o al contrario, un miglioramento, non saprei cosa dire. Non m’interessano le statistiche, sono false per la loro natura e non spiegano niente. È il trionfo del numero (considerato in astratto), cioè della quantità sulla riflessione, sul pensiero. La criminalità è solo un aspetto, anche se importante, della vita sociale e politica. Non si può creare e sostenere un sistema come quello democratico e capitalista e poi lamentarsi come i bambini viziati che crea questo tipo di ingiustizia. Dobbiamo pensare nei termini esclusivi di politologia e filosofia (che non sono astratti, attenzione!). Se ci rapportiamo solo alla delinquenza, da una parte e dall’altra, l’integrazione e l’intesa reciproca sono automaticamente escluse dal discorso. Prendiamo, ad esempio, un essere umano che abbia una malattia: lui non è la malattia, lui ha una malattia. Ma se vogliamo ridurlo alla malattia di cui soffre, allora possiamo cambiare il nostro mestiere”, ha detto lo scrittore e giornalista Bistolfi.
Alla domanda su come gli italiani percepiscano i romeni d’Italia, se si può parlare di una stigmatizzazione del popolo romeno, Luca Bistolfi ha risposto che “a causa di certi romeni presenti in Italia e della politica di Bucarest dopo 1989, l’idea che l’Italia ha della Romania è completamente sbagliata, grottesca, stupida, criminale e ottusa”.
“La Romania, ripeto, è un tesoro culturale e storico inestimabile sotto tutti gli aspetti. Fino alla seconda guerra mondiale, le pubblicazioni degli autori romeni in Italia erano moltissime e prestigiose, una tendenza che è rimasta viva anche durante il comunismo, anche se in una misura più piccola rispetto agli anni ’20-’40. Dopo 1989, è seguito il disastro, con qualche eccezione, poche e trascurabili. Oltre i romeni famosi, come Eliade e Cioran, le pubblicazioni degli autori romeni oggi sono pochissime, fatte male, trascurate e a volte trascurabili. Io stesso sono una prova vivente che ciò che dico è vero. La mia traduzione del libro di Cartianu sulla fine dei Ceausescu, anche se ha goduto di alcune recensioni positive, è stata completamente ignorata dai mezzi di comunicazione importanti, anche se si tratta del primo libro che ricostituisce in dettaglio quel periodo cruciale; anche il mio saggio introduttivo integra e completa le informazioni portate da Cartianu. Ma è il destino della gente: non ama la verità e le piace cambiare idea. Si accontenta di quello che hanno visto in tv”, ha affermato lo scrittore, offrendo ancora un altro esempio.
“Da anni propongono alle case editrici italiane i romanzi di colui che, nella mia opinione, insieme a Gabriela Adamesteanu, è il migliore scrittore romeno in vita, mi riferisco a Dan Stanca. Il risultato? Nessuno. Pensate che due anni fa, una delle più prestigiose case editrici italiane ha pubblicato le poesie di Nina Cassian (di cui non dico niente qui dal punto di vista letterario, né da altri punti di vista: basta leggere come scriveva e basta leggere cosa diceva sulla sua attività durante il regime comunista Paul Goma, nel libro “Settimana rossa”, per capire che tipo di personaggio sia stato la signora). Ebbene, ditemi, per cortesia, com’è possibile fare la traduzione di Cassian e non tradurre Eminescu? E non ditemi che è Eminescu è stato tradotto in Italia, perché se quelle sono traduzioni, se quelle sono le traduzioni che Eminescu merita, allora siamo veramente alla fine del mondo”, ha sottolineato Luca Bistolfi.

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