Il presidente dei socialdemocratici, condannato a due anni di prigione con sospensione * Malgrado la sentenza, Liviu Dragnea non si dimette dal partito

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Il presidente del PSD, Liviu Dragnea, è stato condannato con sentenza definitiva dall’Alta Corte di Cassazione e Giustizia a due anni di carcere con sospensione, con un termine di prova di quattro anni, nel caso “Referendum”.
La corte, costituita da 5 giudici, guidata da Livia Stanciu, ha aumentato la pena nel caso di Liviu Dragnea da un anno di carcere con sospensione, ricevuta nel tribunale, a due anni di carcere con sospensione. Inoltre, la giuria ha aumentato anche il termine di prova nel caso del leader PSD da tre a quattro anni.
Secondo la DNA, in qualità di segretario generale del PSD, Liviu Dragnea, in occasione dell’organizzazione e dello svolgimento del referendum del 29 luglio 2012, ha utilizzato la sua influenza e autorità nel partito al fine di ottenere indebiti vantaggi non patrimoniali, ma di natura elettorale per l’alleanza politica di cui faceva parte la formazione che rappresentava, e cioè per il raggiungimento del quorum di partecipazione con l’aiuto di voti ottenuti in altre condizioni da quelle legali.
In questo senso, secondo i procuratori, Liviu Dragnea ha coordinato un meccanismo complesso, in cui ha implicato più persone su cui aveva influenza, in virtù della carica che deteneva, con lo scopo di frodare i risultati di partecipazione al voto.
Contemporaneamente, Dragnea è accusato di aver coordinato un sistema informatico complesso, tramite cui ha inviato messaggi, ordini e raccomandazioni per stimolare la partecipazione dei cittadini alla votazione tramite mezzi vietati dalla legge per i coordinatori provinciali di campagna/sindaci/attivisti di partito, precisava la DNA.
Inoltre, secondo la DNA, Liviu Dragnea ha incaricato alcuni conoscenti (membri di partito della contea Teleorman, dove ricopriva la carica di presidente del Consiglio Provinciale) di fare il possibile, anche infrangendo la legge, per portare la gente a votare e raggiungere la soglia di partecipazione che avrebbe reso valido il referendum.
I procuratori spiegano come l’azione di Dragnea sia stata sostenuta da 74 persone tra presidenti e membri di seggi elettorali, in diverse località nelle contee di Teleorman, Vrancea, Gorj e Olt, considerati responsabili di aver falsificato, per ogni mezzo, i documenti degli uffici elettorali e di aver introdotto nell’urna un numero supplementare di schede elettorali rispetto a quelle votate dagli elettori.

“Il mio ritiro porterebbe disservizi al partito”

Dragnea ha dichiarato che, secondo i suoi colleghi del Consiglio Esecutivo Nazionale, il suo ritiro, in prossimità della campagna elettorale per le elezioni locali, porterebbe disservizi al partito e ha aggiunto che dopo lo scrutinio di giugno ci sarà un’analisi più profonda nella formazione sociale democratica, in riferimento alla sua direzione.
Alla domanda su quali disservizi porterebbe al PSD la sentenza, Dragnea ha risposto:
“Non abbiamo avuto i computer con noi, ma il parere dei colleghi è stato che il mio ritiro porterebbe disservizi al partito, a destabilizzazione e scoraggiamento di tutti i nostri membri di partito. Come effetto è difficile, non siamo sociologi con laurea, noi che siamo arrivati in cima. (…) Il parere dell’unanimità o quasi è stato che il mio ritiro potrebbe destabilizzare tutte le attività della campagna elettorale e potrebbe determinare che il PSD non ottenga a queste elezioni il punteggio che anticipiamo tutti e che è già percepito dalla grande maggioranza che segue il fenomeno elettorale. In queste condizioni, ho deciso di restare ancora in carica, di gestire ancora la campagna elettorale, avremo un’altra discussione dopo le elezioni locali”, ha precisato il presidente del PSD.

Nella sua difesa, il leader PSD ha dichiarato che non riconosce di aver alcuna colpa, perché il PSD non era al potere allora e “colui che avrebbe potuto ottenere indebiti o debiti vantaggi era il presidente in carica, perché si è trattato di un confronto tra il popolo romeno e il presidente di allora, non tra i partiti”.

Klaus Iohannis: Liviu Dragnea dovrebbe ritirarsi

Il presidente del PSD, Liviu Dragnea, dovrebbe ritirarsi dalla carica, ha dichiarato il presidente Klaus Iohannis.
“Liviu Dragnea dovrebbe ritirarsi. Per la salute del sistema pubblico romeno, non va bene che un grande partito politico sia diretto da un leader condannato penalmente con sentenza definitiva. Gli ho comunicato quest’opinione”, ha scritto Iohannis sulla sua pagina di Facebook.

Victor Ponta: Credo che Liviu Dragnea non debba dimettersi

L’ex premier Victor Ponta sostiene che il leader dei socialdemocratici, Liviu Dragnea, non dovrebbe dimettersi dalla carica di presidente del PSD.
“Per rispondere a tutti quelli che me lo chiedono: credo che Liviu Dragnea NON dovrebbe dimettersi dalla carica di presidente del PSD! Deve tenere il partito unito, vincere le elezioni locali e parlamentari e proteggere il PSD da tutti gli “ufficiali”, coperti o scoperti, che vogliono prenderlo! Chiaro?”, ha scritto Ponta venerdì sulla sua pagina di Facebook.

Tariceanu: Il processo intentato a Liviu Dragnea, ma anche la decisione dell’ICCJ sono azioni eminentemente politiche

Il processo intentato al presidente del PSD, Liviu Dragnea, ma anche la decisione dell’ICCJ nel suo caso, sono azioni eminentemente politiche, ritiene il copresidente ALDE, Calin Popescu-Tariceanu.
“I principi dello stato di diritto ci obbligano a rispettare la decisione di ciascun tribunale, soprattutto quando si tratta di una definitiva, ma, allo stesso tempo, abbiamo il diritto e anche l’obbligo di esprimere un punto di vista politico, soprattutto perché la facciamo per difendere la democrazia e il pluralismo, che in Romania si trovano in evidente pericolo ed è noto da molto tempo. Il processo intentato a Liviu Dragnea ma anche la decisione di ICCJ sono azioni eminentemente politiche, e rappresentano una cosa indesiderata, unica nel mondo civile”, ha scritto venerdì Tariceanu su Facebook.

Gorghiu: Dragnea sceglie di rendere vulnerabile il suo partito, i candidati alle elezioni e l’immagine della Romania

Il copresidente del PNL Alina Gorghiu afferma che, restando alla direzione del PSD, Liviu Dragnea sceglie di rendere vulnerabile il partito, i candidati alle elezioni, ma anche l’immagine della Romania, sottolineando che la reazione “giusta” dopo la decisione dell’Alta Corte di Cassazione e Giustizia sarebbe stata rassegnare le dimissioni.
“La situazione nel PSD non riguarda la persona di Liviu Dragnea, ma il presidente del secondo partito della Romania. E no, non quadra con la normalità. Se sei condannato definitivamente da un tribunale, c’è scritto sul codice del lavoro qual’è la reazione giusta: le dimissioni. Qui non si tratta di una guerra politica, si tratta di comportamento decente, che un leader politico dovrebbe assumere normalmente di fronte all’elettorato della Romania, di fronte ai partner europei. Per chi può essere oggi, Liviu Dragnea, un partner di dialogo? Chiaramente, restando alla direzione del partito, Liviu Dragnea sceglie di rendere vulnerabile il partito e i candidati del PSD in queste elezioni ma anche l’immagine della Romania. Quanto ci vorrà finché il Partito Socialista Europeo, di cui il PSD è membro, reagirà?”, ha scritto Gorghiu su Facebook.

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