Soldati che sembrano emersi dalla Roma Antica, sulle strade di Ploiesti

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Uno degli edifici emblematici di Ploiesti – il Palazzo della Cultura – è stato il mese scorso il decoro di alcune scene meno usuali per i suoi cittadini. I soldati in armatura romana hanno inondato le scale maestose dell’edificio, dato che questa costruzione è stata scelta per filmare le scene di un documentario sull’imperatore Nerone, colui di cui le leggende dicono che diede fuoco a Roma.
Nei primi mesi del marzo, coloro che sono passati per il centro del municipio Ploiesti hanno avuto la sopresa di essere accolti da soldati in armatura romana che “hanno invaso” letteralmente, le scale del Palazzo della Cultura. Il motivo fu quello che una casa di produzione di Bucarest, insieme ad una squadra della Germania, ha preso in affitto lasede di uno dei più emblematici edifici di Ploiesti per filmare alcune scene di un documentario sulla vita dell’imperatore Nerone. Le squadre hanno filmato più scene sia sulle scale che nella Sala delle Colonne all’interno del Palazzo della Cultura. Secondo la richiesta presentata presso la registratura del Consiglio Regionale Prahova – l’istituzione che amministra l’edificio dell’istituzione di cultura – le scene filmate a Ploiesti sono necessarie per un miniseriale documentario per la televisione con lo titolo “Nerone, la vera storia”, che descrive gli ultimi giorni della vita dell’imperatore romanno di cui si dice che diede fuoco a Roma. Secondo coloro implicati nel progetto, i municipi Ploiesti e Iasi sono state le uniche città dove sono stati identificati edifici con architettura adeguata al periodo desiderato, il Palazzo della Cultura di Ploiesti avendo, per esempio, anche all’ingresso, una serie di colonne imponenti simili ad altri edifici che hanno resistito alla prova del tempo, anche in Italia, a Roma.
Uno dei più conosciuti imperatori romani, Nerone nacque il 15 dicembre 37, ad Antium, una piccola città dulla riva del mare, essendo il quinto imperatore romano della dinastia giulio-claudia. Il padre di Nerone morì quando egli aveva solo tre anni, e la sua madre fu esiliata da Caligula sulle isole Ponziane. All’età di 16 ani, Nerone fu accettato come imperatore. Al di là delle attività che riguardavano la direzione dell’impero, Nerone fu appassionato alla musica e gli piacque cantare le proprie composizioni, accompagnandosi alla lira. Assunse il professore Terpnus, il più grande cantante di lira e organizzò concerti privati per amici. Il suo debuto pubblico ebbe luogo a Napoli, e il teatro che organizzò il recital fu colpito da un terremoto e crollò. Durante il suo regno la sua vita privata fu molto controversa, essendo molto criticato anche per il modo il cui regnava. Così, perché i soldi stettero per finire, Nerone aumentò le tasse e le richezze dei benestanti furono confiscate per accrescere i suoi averi. Nell’anno 64 Roma fu devastata da un grande incendio, scoppiato nelle vicinanze di Circus Maximus. Colpì 10 dei 14 quartieri della città, l’intero centro di Roma e una parte della residenza imperiale sul Colle Palatino. Nerone si trovava ad Antium quando scoppiò l’incendio ma tornò subito a Roma per informarsi sulla gravità del disastro. Aiutò i sinistrati, trasformò alcuni edifici pubblici in rifugi e offrì alla popolazione cereali a basso prezzo. Offrì soldi per la ricostruzione e impose misure rigorose per ridurre il rischio che l’incendio si ripeté. Ma a quel tempo la gente credette che Nerone stesso provocò l’incendio per fare posto a Domus Aurea. Le accuse partirono anche dal fatto che, durante l’incendio, Nerone guardò il fuoco dalla torre di Mecenas e godette della bellezza delle fiamme cantando “Troia in fiamme”. Quindi, accusato di aver ordinato il grande incendio di Roma, Nerone diede la colpa ai cristiani, seguendo un’ondata di processi, molti di loro essendo crocifissi e brucciati.
Fu costretto a rinunciare al potere a seguito di una rivolta che ebbe luogo nell’anno 68. Secondo la leggenda Nerone si nascose nella casa di amico, scegliendo di suicidarsi nel momento in cui i soldati arrivarono per arrestarlo.

Elena Dumitru

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