Piero Francisci, l’italiano che ha costruito il Passaggio Basarab di Bucarest, ha cominciato ad occuparsi di agricoltura:

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“È un peccato che i politici non appoggino questo settore strategico”

Piero Francisci, detentore della compagnia che ha fabbricato le parti metalliche del Passaggio Basarab della Capitale, ha cominciato a fare agricoltura. Coltiva cereali nella contea di Teleorman e alleva suini nella contea di Arges.
L’italiano, stabilitosi in Romania dal 1992, crede che le autorità e i politici non facciano abbastanza per l’agricoltura del nostro paese.
“Io sono ingegnere e sono molto fiero di ciò che ho realizzato per il Pasaggio Basarab. È un lavoro di eccezione. La crisi mi ha fatto tuttavia riconsiderare la strategia degli investimenti. Insieme ai miei soci ho venduto la compagnia di costruzioni metalliche ad una multinazionale che poteva assicurare il suo passaggio al prossimo livello. Nel 2011 ho intrapreso l’affare a Teleorman. Ho considerato fosse meglio guardare all’agricoltura. Non mi pento, ma mi sono venuti i capelli bianchi. È un peccato che i politici non appoggino questo settore strategico”, sostiene Piero Francisci, secondo Agrointel.
L’investitore italiano richiama l’attenzione sul rischio di una crescita di prezzo del pane nella prima parte del prossimo anno, anche se l’IVA per la panificazione è scesa al 9%.
“Non ci crederete, ma i trader vendono il grano ai mulini e alle aziende di panificazione con 0,8 ron adesso! In estate gli agricoltori, disperati, erano obbligati a vendere a 0,5 ron e qualcosa. Vi rendete conto dei profitti ottenuti dagli intermediari? E gli agricoltori sono impoveriti perché hanno dovuto vendere i loro prodotti a qualsiasi prezzo, dato che dovevano pagare i fornitori di semi e pesticidi.
Tutto deve essere pagato subito dopo il raccolto, da luglio a settembre. La gente aveva bisogno di soldi per poter pagare, le banche non hanno voluto finanziarli e hanno dovuto vendere il raccolto in ginocchio. Non hanno potuto negoziare niente. Se avessimo venduto a 0,8 ron, quanto si paga adesso, sarebbe stato meglio. Gli agricoltori avrebbero avuto soldi per il prossimo raccolto” ha dichiarato l’italiano secondo la fonte citata.
“Un sistema di certificati di deposito concordato anche dalle banche risolverebbe il problema. La gente potrebbe garantire con questi certificati e così potrebbe pagare i fornitori senza essere obbligata a vendere li loro prodotti a qualsiasi prezzo. Le banche ci guadagnerebbero, dovrebbero essere d’accordo”, spiega Piero Francisci. Egli ritiene che i dealer di cereali desiderino massimizzare ancora di più i loro profitti così che a marzo, il prezzo del grano potrebbe arrivare a 1 ron. Raggiungere questa soglia potrebbe creare una pressione sul prezzo del pane e così si potrebbe perdere l’intero effetto positivo della riduzione dell’IVA. E tutto questo senza che l’agricoltore romeno guadagni nulla.

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