Il caso della Rivoluzione riaperto dalla Procura Generale

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Il procuratore generale provvisorio, Bogdan Licu, ha annunciato la riapertura del caso della Rivoluzione del 1989, in cui furono uccisi i coniugi Ceausescu e il regime comunistasovvertito. Licu ha precisato che “non si è prescritta la responsabilità penale” e ha espresso la speranza che “la risoluzione sarà confermata dall’Alta Corte di Cassazione e Giustizia”.
Non sono stati presi in calcolo i documenti d’archivio, non sono state realizzate le autopsie necessarie e il modo in cui si è svolta l’indagine è incompleto, sostiene Licu.
“Ho deciso di riaprire l’indagine penale in causa. Ho notato che la soluzione di archiviazione è infondata e illegale, essendo stata adottata sulla base di indagini incomplete. L’inquadramento giuridico dei fatti è stato sbagliato, annullando la scoperta della verità”, ha dichiarato Licu.
“Anche se SRI ha realizzato un ampio documento relativo al Dicembre ’89, questo non si ritrova nel caso d’indagine penale e non risulta che sarebbero state prese misure per ottenerlo. Inoltre, non sono state prese misure per ottenere documenti da determinate istituzioni pubbliche.
Non sono state fatte autopsie, e la loro assenza non è stata giustificata. Non sono state recuperate le munizioni utilizzate per sparare, ma si è stabilito solo di che tipo di munizioni si trattasse”, ha menzionato ancora il procuratore generale provvisorio.
Inoltre, il modo in cui si è svolta l’indagine non corrisponde ai parametri CEDO, ha aggiunto.
In più, secondo il procuratore generale provvisorio, non sono stati presi in considerazioni i fattori esteri.
“L’inquadramento giuridico dei fatti è stato sbagliato, e ciò ha impedito il riconoscimento della verità e dei colpevoli, e degli altri colpevoli dietro i colpevoli”, ha precisato il procuratore generale provvisorio.

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